“La grande” direzione di Antonio Pappano del concerto di Schubert

venerdì 5 giugno 2026


Una serata di grande musica ha illuminato l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, dove l’Orchestra dellAccademia Nazionale di Santa Cecilia ha affrontato una delle vette assolute del repertorio sinfonico ottocentesco: la Sinfonia n.9 in do maggiore D 944, universalmente nota come La Grande di Franz Schubert. Sul podio, Sir Antonio Pappano, direttore emerito dell’Accademia, protagonista di un’interpretazione che ha saputo coniugare energia, precisione e profondità espressiva, offrendo al pubblico una lettura di straordinaria intensità. Inoltre, considerata il testamento sinfonico di Schubert, La Grande rappresenta una delle più alte espressioni del sinfonismo romantico nascente. Opera della piena maturità del compositore viennese, essa racchiude una sorprendente sintesi tra la classicità della forma e una tensione emotiva che preannuncia gli sviluppi della grande tradizione sinfonica europea. La partitura, monumentale nelle proporzioni e ricchissima di invenzioni melodiche, richiede una guida capace di mantenere saldo il controllo architettonico senza sacrificare il flusso vitale che la percorre dall’inizio alla fine.

Pertanto, proprio in questo equilibrio si è manifestata la cifra distintiva della direzione di Antonio Pappano e fin dalle celebri battute introduttive del corno, il maestro ha imposto una visione interpretativa nitida e coerente, caratterizzata da una straordinaria capacità di modellare il suono orchestrale e di valorizzare ogni dettaglio della scrittura schubertiana. La sua gestualità, sempre chiara ed essenziale, ha trasmesso all’orchestra un’energia contagiosa, traducendosi in una tensione costante che ha sostenuto l’intera esecuzione. Ciò che ha maggiormente colpito è stata la potenza della concertazione, Pappano ha costruito il primo movimento come un grande arco narrativo, esaltandone il carattere eroico senza mai cedere alla retorica. Le dinamiche, calibrate con precisione millimetrica, hanno conferito alla musica una forza propulsiva irresistibile, mentre il controllo dei tempi ha garantito una perfetta leggibilità delle strutture formali. Ogni episodio appariva inserito in un disegno complessivo di rara chiarezza, consentendo all’ascoltatore di cogliere la grandiosità dell’architettura schubertiana.

L’Andante con moto è stato uno dei momenti più emozionanti della serata e qui Pappano ha saputo mettere in luce il carattere profondamente lirico della pagina, facendo emergere con naturalezza il canto delle sezioni orchestrali. La bellezza del fraseggio, unita alla cura quasi cameristica degli equilibri sonori, ha restituito tutta la malinconica poesia che permea il movimento. Le linee melodiche si sono dispiegate con eleganza e intensità, sostenute da un accompagnamento sempre trasparente e perfettamente bilanciato. Nel vigoroso Scherzo è emersa invece la componente più energica e dinamica dell’interpretazione e il direttore ha guidato l’orchestra con straordinaria precisione ritmica, ottenendo una compattezza esecutiva impressionante. Gli interventi degli archi si sono distinti per brillantezza e incisività, mentre fiati e ottoni hanno contribuito a creare un impasto sonoro ricco e luminoso. L’impressione era quella di una macchina orchestrale perfettamente sincronizzata, capace di coniugare disciplina tecnica e slancio espressivo.

Il Finale ha rappresentato il culmine di questo percorso interpretativo e Pappano ha saputo mantenere viva la tensione fino all’ultima battuta, affrontando la complessa costruzione del movimento con una lucidità esemplare. L’energia ritmica, il controllo delle progressioni e la continua ricerca di colori orchestrali hanno dato vita a una conclusione travolgente, accolta dal pubblico con entusiasmo e partecipazione. La sensazione era quella di assistere non semplicemente all’esecuzione di un capolavoro, ma alla sua piena e vibrante ricreazione. L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha risposto magnificamente alle sollecitazioni del suo direttore emerito. La qualità degli archi, la compattezza degli ottoni, la raffinatezza dei legni e la precisione dell’intera compagine hanno contribuito a rendere questa interpretazione un esempio di eccellenza musicale. Tuttavia, il vero elemento catalizzatore della serata è stato Antonio Pappano, la cui leadership artistica continua a rappresentare un punto di riferimento per la vita musicale italiana ed europea. Questa esecuzione della Grande di Schubert ha confermato ancora una volta le qualità di un direttore capace di unire rigore analitico e passione comunicativa. La sua lettura ha restituito tutta la vitalità, la bellezza e la modernità di una sinfonia che, a quasi due secoli dalla sua composizione, conserva intatta la capacità di emozionare e sorprendere. Al postutto, è stata decisamente una serata memorabile, nella quale la grande musica e la grande direzione d’orchestra si sono incontrate ai massimi livelli, regalando al pubblico romano un’esperienza artistica di rara intensità.


di Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno