mercoledì 27 maggio 2026
Lavoro, formazione e capitale umano. Roma è stata al centro del dialogo tra Europa e America Latina, lo scorso 19 maggio, nella sala del Parlamento europeo d’Italia. Qui si è tenuto il convegno dedicato al “Partenariato professionale Italia-America Latina: valorizzazione del capitale umano nell’Unione europea”, promosso dall’onorevole Fabio Porta e da Rina Silva, organizzatrice dell’iniziativa in qualità di presidente provinciale dell’Associazione lavoratori stranieri Mcl di Roma. L’appuntamento, ospitato negli uffici parlamentari di Piazza Venezia, ha riunito rappresentanti istituzionali, parlamentari, diplomatici italiani e latinoamericani, insieme a esperti del settore produttivo e della formazione, con l’obiettivo di approfondire il tema della gestione dei flussi migratori attraverso strumenti fondati sulla legalità, sulla qualificazione professionale e sulla formazione pre-partenza prevista dall’ex articolo 23 del Testo unico immigrazione.

Al centro del confronto una serie di questioni considerate strategiche per rafforzare la cooperazione tra Italia e America Latina: dalla mobilità lavorativa qualificata al riconoscimento dei titoli professionali, passando per l’integrazione sociale e la tutela dei lavoratori stranieri. Nel corso del convegno è stata inoltre presentata la piattaforma digitale “Migrants work”, pensata come strumento operativo per facilitare incontro tra domanda e offerta di lavoro e percorsi di integrazione professionale. Tra gli ospiti anche il critico d’arte Mauro Di Ruvo, intervenuto sul rapporto tra cultura, integrazione e riconoscimento professionale dei migranti. “Molto spesso ci troviamo di fronte a lacune culturali che il nostro Paese non dovrebbe esibire all’interno del trapianto extra-territoriale/regionale, dal momento che il lavoratore o professionista straniero che giunge in Italia, deve essere prima un ammiratore della nostra società politica, e solo dopo può veramente contribuire ad accrescere il livello produttivo interno del Paese, anche garantendo la distanza da certi fenomeni di odio e violenza discriminatoria, che rendono meno sicura la permanenza dei nostri cittadini”, ha affermato il critico. “Ma per fare questo – ha continuato Di Ruvo – è necessario che la cultura sia il corpo satellitare di congiunzione tra estero e interno, tra lavoro e società, tra Italia e America-Latina. E la materia che meglio sa riunire le differenze umane è proprio l’arte, intesa come pittura, scultura, letteratura e cinema. Se la ricerca del patrimonio storico-artistico mondiale cessa di essere una priorità politica, allora anche la dignità del lavoro indipendente cessa di godere della sua autonomia morale e di democrazia. Lo ripeto e non mi stancherò mai di farlo. L’arte è politica, e la critica la rende diplomatica”.
di Redazione