Visioni. “The Boys 5”, un’insufficiente stagione finale

giovedì 21 maggio 2026


The Boys è giunta all’epilogo. La serie tivù ideata da Eric Kripke, visibile su Prime Video, che ha messo in scena l’universo fumettistico dei grotteschi supereroi creato da Garth Ennis e Darick Robertson, ha concluso ieri la sua quinta e ultima stagione. Il capitolo finale è stato, indubbiamente, al di sotto di ogni aspettativa. Eppure, come ampiamente anticipato, si è consumato, raggiungendo l’acme narrativo, lo scontro mortale ed epico tra Patriota (un parossistico Antony Starr) e la squadra di Billy Butcher (un sarcastico Karl Urban). La nuova stagione prende le mosse dalla presa del potere, ormai consolidata, del supercattivo. I The Boys sono alla continua ricerca di idee per neutralizzarne il delirio quotidiano. Annie (una sensuale Erin Moriarty) riesce a infiltrarsi in un evento che omaggia il supereroe e mostra a i partecipanti il video dell’incidente aereo del volo 37 causato da Patriota. L’episodio sfavorevole comporta una perdita di fiducia nei confronti del capo indiscusso della Vought, ma la superintelligente Sister Sage (una supponente Susan Heyward) lo rassicura lanciando una campagna per screditare l’informazione e raccontando alla stampa che si è trattato di un video realizzato con l’Intelligenza artificiale. Questa “nuova verità” viene costantemente ripetuta durante le trasmissioni di Firecracker (una fascinosa Valorie Curry), nel podcast ipermachista curato da Abisso (uno stucchevole Chace Crawford) e Black Noir II (un arrendevole Nathan Mitchell), e anche da Ashley (una confusa Colby Minifie), ora vicepresidente degli Stati Uniti.

Patriota, nonostante ciò, comprende che la perdita di consensi sia inesorabile e, stanco del fatto che ancora nessuno sia riuscito a rintracciare Annie e Butcher, i suoi nemici giurati, costringe Sister Sage a divulgare la notizia che Hughie (un temerario Jack Quaid), Frenchie (uno struggente Tomer Kapon) e Marvin T. Milk (un superbo Laz Alonso) stanno per essere giustiziati. I tre si trovano in un campo di concentramento chiamato “Campo della libertà”, dove sono rinchiusi tutti i sostenitori di Starlight. Le guardie del campo sono super ex prigionieri del Sage Grove Center, incaricate di mantenere l’ordine e di punire severamente chiunque tenti di disobbedire. Nel frattempo, Kimiko (una dolente Karen Fukuhara), è stata deportata a Manila, dopo aver attaccato numerose guardie all’interno del campo di concentramento. In quel luogo ha seguito una terapia per tornare a parlare. Frattanto, Butcher fa visita alla donna, rivelandole la fine prossima di Frenchie, Hughie e Marvin T. Milk. Così, Butcher e Kimiko raggiungono anche Annie nel suo bunker, avvisandola di ciò che sta per accadere e confermandole che la diffusione del video non ha fruttato l’esito sperato. Annie intuisce che Butcher in realtà intende liberare i tre uomini semplicemente per ricevere l’aiuto di Frenchie nella produzione del virus che possa fermare definitivamente Patriota. Annie, Kimiko e Butcher riescono ad entrare nel campo di concentramento grazie all’aiuto del super Wormino (un improbabile Ely Henry), che apre loro un tunnel sotterraneo. Qui, come già sospettavano, trovano Patriota ad attenderli. È solo l’inizio di un lungo conflitto.

Paradossalmente le difficoltà narrative di The Boys 5 non riguardano l’ultimo degli 8 episodi (per un totale di 40 complessivi, dalla prima all’ultima stagione). Le incongruenze drammaturgiche attengono alle puntante precedenti. È l’intera stagione ad apparire decisamente dimessa. Soprattutto da un punto di vista spettacolare. È mancato, senz’altro, il senso di maestosità che ci si attendeva. L’idea di mettere alla berlina il mondo paranoico e tristemente ridicolo dei supereroi costituiva di per sé un merito inconfutabile. Ma la messa in scena è risultata essere un compiaciuto caleidoscopio di scurrili e gratuite crudeltà. Tutto, infine, si è esaurito in un’insufficiente stagione finale in cui la lotta drammatica tra democrazia e tirannide è stata risolta con una semplicistica scazzottata. Lo schema narrativo, dalla prima all’ultima stagione, è stato all’insegna della ripetizione ossessiva e ridondante. Ogniqualvolta in cui Butcher e i The Boys stanno per raggiungere l’obiettivo mettendo sotto scacco Patriota si ritrovano al punto di partenza. Con un perpetuarsi di dinamiche inconcludenti che girano a vuoto tediando profondamente lo spettatore. È come se le stagioni successive alla prima non abbiano rappresentato altro che degli onanistici divertissement del nucleo narrativo originario: un amaro ragionamento sulle distorsioni del potere assoluto e sulla paternità tossica. Infine, se il fumetto da cui trae spunto rappresenta una dichiarata satira dei supereroi, la serie ha mostrato, sin dall’avvio un’ambizione malriposta e, soprattutto, poco plausibile critica dei media contemporanei.

(*) La recensione dei primi tre episodi di The Boys 3

(**) La recensione dei gli episodi 4, 5, 6 e 7 di The Boys 3

(***) La recensione dell’ultimo episodio di The Boys 3

(****) La recensione dei primi quattro episodi di The Boys 4

(*****) La recensione degli ultimi quattro episodi di The Boys 4


di Andrea Di Falco