Visioni. “Rooster”, una serie dolceamara sulla fragilità dei sentimenti

giovedì 14 maggio 2026


Rooster conferma il talento eclettico di Steve Carell. La serie tivù, ideata da Bill Lawrence e Matt Tarses, prodotta da Two Soups, Doozer e Warner Bros e visibile su Hbo Max dal 9 marzo al 13 maggio, racconta, in dieci episodi da 30 minuti ciascuno, la storia di Greg Russo, uno scrittore sessant’enne di successo, ma in crisi esistenziale, che arriva al Ludlow College per presentare il suo nuovo libro, l’ennesimo romanzo d’avventura. Un testo leggero, pensato per una lettura fuori moda, poco impegnativa e incline al politicamente scorretto. Nell’ateneo insegna anche la figlia Kate (una splendida Charly Clive), una docente d’arte alle prese con la separazione dal marito Archie (un borioso Phil Dunster), professore di storia russa, che l’ha abbandonata per una studentessa, Sunny (un’eterea Lauren Tsai). La situazione si complica drammaticamente quando si scopre che la ragazza è rimasta incinta. Per stare accanto alla figlia, Greg accetta l’offerta del rettore Walter Mann (un bizzarro John C. McGinley) e decide di lavorare all’università curando un corso di scrittura creativa. A quel punto, l’uomo si lascia fagocitare dalle intricate vicende del campus. Tra lezioni estemporanee e convegni amorosi, tra incomprensioni e smarrimenti, incontra un’umanità grottesca e insicura alla ricerca costante di conferme.

Con Rooster, Bill Lawrence, già autore di successi come Scrubs, Ted Lasso e Shrinking, firma una serie tivù dolceamara sulla fragilità dei sentimenti. Come le opere precedenti, anche Rooster è una narrazione volutamente eterogenea. Una commedia innervata di striature drammatiche che si fonda sulla complessità delle relazioni familiari. Steve Carell (in veste di interprete principale e produttore esecutivo), come il Michael Scott della serie comica di culto The Office, manifesta una divertente vocazione a rendersi protagonista di scene imbarazzanti. Naturale gaffeur, d’altro canto si confronta in maniera diretta e teneramente empatica con i propri studenti, frequentandoli anche al di fuori delle aule universitarie. Non avendo mai frequentato il college, Greg vive, di fatto, una seconda giovinezza. Ma la comicità, insita nel personaggio, lascia presto spazio a una malinconia di fondo.

Una solitudine che viene resa manifesta dal divorzio, mai superato, dalla moglie Beth (una distaccata Connie Britton), una docente affascinata dal potere. Non a caso, il personaggio di Rooster, alter ego letterario di Greg, incarna lo spirito dell’indomito giramondo. In buona sostanza, l’esatto opposto dello scrittore. Il tono ironico del racconto non emerge attraverso gag e situazioni comiche ma grazie alla scrittura raffinata, alla profondità psicologica dei personaggi e alla bravura degli interpreti. Il risultato finale è una serie televisiva il cui tratto distintivo attiene alla leggerezza del tocco. Un racconto che definisce la propria cifra narrativa attraverso episodi irresistibili caratterizzati da un sottile senso di inadeguatezza che il protagonista condivide con gli improbabili studenti e gli eccentrici colleghi. Rooster colpisce nel segno, mostrando sequenze divertenti, lampi di intima commozione e persino momenti di inconsueto buonsenso.


di Andrea Di Falco