mercoledì 22 aprile 2026
Una kermesse all’insegna del rapporto tra l’uomo e la natura. Il 74° Trento Film Festival, in programma da venerdì 24 a domenica 3 maggio, presenta oltre 150 eventi. Il presidente Mauro Leveghi ha ricordato che il festival, da sempre interessato al tema della sostenibilità ambientale, economica, sociale e organizzativa, nasce come “un evento internazionale, plurale ed inclusivo. È il festival della città, perché è stata la città a volerlo ed è cresciuto perché c’era già un humus fortissimo, dato dai sodalizi esistenti, come Sat e Sosat, che hanno saputo accompagnare con la formazione la città in montagna, che hanno saputo far contaminare la città dalla montagna. La montagna ci insegna anche il valore della resilienza, del contare sulle proprie forze, dell’essere determinati nel raggiungere i propri obiettivi”. E sempre a Trento, ha aggiunto Leveghi, è nata l’idea dell’International Alliance for Mountain Film, che quest’anno celebra i vent’anni di esistenza, con 27 festival dedicati al cinema di montagna in tutto il mondo.
Il Trento Film Festival ha spiegato la sua direttrice, Luana Bisesti, è “inclusivo perché da sempre, dal 1952, uno dei suoi primi obiettivi è quello di creare relazioni e dialogo. Relazioni non solo con gli ospiti, che arrivano da lontano, ma soprattutto con la nostra città e con il nostro territorio”. Tra gli appuntamenti da segnare in agenda, la premiazione del Premio Itas di domenica 26 aprile alle 20.30 al Teatro Sociale, con ospite speciale Paolo Mieli; la serata di lunedì 27 aprile alle 21, sempre al Teatro Sociale, con un evento dedicato alla Charly Gaul; e il primo maggio, al Teatro Sociale, “Di padre in figlia”, con Mauro Corona e la figlia Marianna. Infine, domenica 3 maggio alle 18.30, al Muse, l’attore Andrea Pennacchi parlerà di Bestie foreste. Al Trento Film Festival verrà presentato Bianco di Daniele Vicari, che racconta la storia dell’impresa di Walter Bonatti alla conquista del pilone centrale del Freney, sul Monte Bianco.
Il concorso internazionale racchiude perfettamente la volontà di descrivere e raccontare la complessità delle terre alte di tutto il mondo: diciannove i titoli che si contendono le Genziane d’oro e d’argento (tredici lungometraggi e sei corti), con quindici nazionalità rappresentate: Stati Uniti, Regno Unito, Norvegia, Italia, Francia, Repubblica del Congo, Bulgaria, Bolivia, Iran, Canada, Argentina, Paesi Bassi, Cambogia, Portogallo e Georgia. La Giuria internazionale del concorso è composta dai giornalisti Benoît Aymon e Angela Benavides, dai registi Giada Colagrande, Emanuele Crialese e dall’alpinista ed esploratrice sudcoreana Kim Young-Mi.
di Silvia Alter