Arriva in sala oggi “Michael”, un’agiografia che nasconde le ombre

mercoledì 22 aprile 2026


Michael racconta la vita e i successi discografici del re del pop. Dopo l’anteprima mondiale a Berlino, il film di Antoine Fuqua arriva nelle sale oggi con Universal. L’atteso ritratto su Michael Jackson (morto nel 2009, a 50 anni), icona della musica internazionale, è stato giudicato, da gran parte della critica, alla stregua di un’agiografia che nasconde le ombre del personaggio. Protagonista del film è il nipote del musicista Jaafar Jackson (figlio di Jermaine), classe 1996, qui all’esordio come attore cinematografico, in un cast che comprende Colman Domingo nel ruolo del padre di Michael, Joe Jackson; Nia Long in quelli della madre Katherine; Kendrick Sampson nella parte di Quincy Jones; Miles Teller in quella dell’avvocato John Branca e Juliano Valdi per Michael da bambino. Il lungometraggio, realizzato con un budget di 155 milioni di dollari, è coprodotto da Graham King insieme a John Branca e John McClain, della Michael Jackson Estate, che gestisce, diritti, beni e patrimonio della popstar.

Il film punta sull’omaggio a Michael Jackson genio musicale, divo carismatico, sensibile e generoso, dando grande spazio a riproporre nel minimo dettaglio coreografie ed esibizioni piuttosto che approfondire lo sguardo intimo sui personaggi. La forma comunque garantisce quanto basta per rendere felici i fan più devoti. L’arco temporale del film parte nel 1966, con le prime esibizioni di Michael e i fratelli come Jackson 5 e termina con il concerto a Londra nel 1988 in piena fase Bad. La parte con Michael bambino (il bravissimo Juliano Valdi) risulta la più coesa, nel raccontare Michael tanto talentuoso quanto già insofferente di fronte alle continue imposizioni di Joe, operaio, e che spera di raggiungere il riscatto sociale e economico attraverso i figli, nonostante la moglie Katherine cerchi di proteggerli. Il racconto si frammenta con Michael ventenne incarnato da Jaafar Jackson, il cui impegno, nella preparazione di oltre due anni, ha pagato per quanto riguarda ballo, canto e voce, ma non è stato sufficiente per dare abbastanza profondità al carattere dello zio. Un banco di prova arrivato con le poche scene centrate sulle fragilità del giovane re del pop, come la costante solitudine e la tendenza a preferire la compagnia degli animali (tra gli altri, un lama, una giraffa e l’arcinoto scimpanzè Bubbles); la ricerca ossessiva della perfezione, anche ricorrendo a una prima rinoplastica, le difficoltà a liberarsi dal controllo del padre o le conseguenze dell’incidente accadutogli sul set di uno spot dove il cantante aveva riportato ustioni di terzo grado alla testa. Inquietudini che si perdono in un ritratto dominato dalle tinte pastello e segnato da alcuni vuoti narrativi.


di Eugenio De Bartolis