Teatro Vascello, Martone mette in scena Ramondino

venerdì 17 aprile 2026


Mario Martone indaga la scrittura interiore di Fabrizia Ramondino. Il regista porta al Teatro Vascello di Roma Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo, un testo concepito dall’autrice nel 1993. In scena figurano Lino Musella, Iaia Forte, Tania Garribba, India Santella, Matteo De Luca e Giorgio Pinto, sotto l’egida del Teatro di Napoli e collaborazione di Ippolita di Majo, curatrice nel 2025 del volume Teatro di Einaudi. La messa in scena di Martone offre un corpo a corpo con le parole di questo teatro mentale, riuscendo a scioglierlo, a dargli vita. Di Ramondino, di cui Martone è stato grande amico da quando la coinvolse nella sceneggiatura di Morte di un matematico napoletano, scomparsa nel 2008 e che quest’anno avrebbe compiuto 90 anni, a Milano, proprio oggi e domani si dedicano all’università due giorni di studi, di incontri e interventi. Tra questi, in apertura, uno dedicato al suo “Come fare il tempo con lo spazio”, che è qualcosa alla base anche di questo testo teatrale inedito, come ce lo restituisce appunto Martone.

Il sipario, che arriva sino in platea, si scosta appena per far sporgere un letto che avvolge, figurativamente e metaforicamente il protagonista, che inizia quello che sarà quasi un monologo del musicista, un inseguire ricordi, giocare tra riflessioni e provocazioni, tra vero e falso, buono e cattivo, tra l’umor nero di Bernhard e il nulla beckettiano, combinando contrasti e contrari in un gioco mentale senza una vera trama, pure nel procedere da un nichilismo che dice di aver fiducia solo nella musica a una certa umanità, quasi lo sproloquiare continuo lo abbia portato a svuotarsi e ritrovare il seme di un sentimento che lo lega alla figlia. Procedere che va di pari passo con lo svuotarsi materiale della sua casa, di mobili e arredi che scambia con strumenti musicali, di cui conosce il corpo, il suono, l’anima e violino, violoncello e viola potrebbero forse corrispondere a una presa di coscienza attraverso il femminile, alle sue tre donne, la madre, la compagna e la figlia. C’è lo scontro con il mondo e quello con la propria creatività musicale, ma tutt’altro che armonica, come lui stesso sottolinea descrivendo le proprie composizioni e l’insofferenza per il mondo e gli altri che vede rappresentati nel pubblico, cui si rivolge in maniera spregiativa: “Sono le relazioni umane il vero problema insolubile”, mentre “l’amore arriva tra capo e collo, ti decapita, si perde la testa”.


di Guglielmo Eckert