Hollywood contro la fusione Warner-Paramount

martedì 14 aprile 2026


Il cinema americano si oppone all’affare del secolo. Più di mille stelle hollywoodiane dicono no all’accordo di fusione da 110 miliardi di dollari tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. Attrici come Glenn Close e Jane Fonda, attori come Joaquin Phoenix e Ben Stiller, registi del calibro di Yorgos Lanthimos e Denis Villeneuve, si rivoltano contro l’acquisizione di Warner da parte di Paramount. L’operazione, in fase cruciale di finalizzazione, darebbe vita a un colosso dell’intrattenimento e dei media mai esistito prima. In una lettera aperta pubblicata sul sito Block the Merger, gli artisti attaccano la fusione sostenendo che danneggerebbe un settore “già sottoposto a forte pressione”. A loro avviso, “questa transazione ridurrebbe ulteriormente la concorrenza in un momento in cui i nostri settori, e il pubblico per cui lavoriamo, non possono permetterselo. Il risultato – si legge nel messaggio – sarà un minor numero di opportunità per gli artisti, meno posti di lavoro nell’intero ecosistema produttivo, costi più elevati e una scelta ridotta per il pubblico negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Fatto ancor più allarmante, questa fusione ridurrebbe il numero delle principali case di produzione cinematografica americana a sole quattro”.

La major guidata da David Ellison ha risposto a stretto giro con una dichiarazione, nella quale assicura che “questa operazione unisce in modo unico punti di forza complementari per creare un’azienda in grado di dare il via libera a un maggior numero di progetti, sostenere idee audaci, supportare i talenti in tutte le fasi della loro carriera e portare storie a un pubblico di portata veramente globale, rafforzando al contempo la concorrenza garantendo che più attori di rilievo investano nei talenti creativi”, si legge nel testo della Paramount. “Abbiamo sempre ribadito il nostro impegno in tal senso: aumentare la produzione fino a un minimo di 30 lungometraggi di alta qualità all’anno con distribuzione cinematografica completa, continuare a concedere in licenza i contenuti e preservare marchi iconici con una leadership creativa indipendente, garantendo ai creatori più opportunità per il loro lavoro, non meno”.Tuttavia, la lettera aperta di tanti protagonisti di Hollywood testimonia una forte resistenza all’accordo da parte degli addetti ai lavori che temono la scomparsa dei film a medio budget, delle produzioni indipendenti e, in ultima analisi, la sostenibilità dell’intera comunità creativa. Tra i promotori del messaggio anche il Committee for the First Amendment, il gruppo di Jane Fonda per il quale l’operazione “rappresenta una delle minacce più distruttive alla libertà di parola”. Alla fusione si è opposto anche il procuratore generale della California Rob Bonta e in Gran Bretagna è stata avviata un’indagine. In un post del 26 febbraio, Bonta ha avvertito che “questi due titani di Hollywood non hanno ancora superato il vaglio normativo: il dipartimento di Giustizia della California ha un’inchiesta in corso e intendiamo procedere con rigore nella nostra analisi”.


di Eugenio De Bartolis