giovedì 9 aprile 2026
Un ritratto appassionato, ironico e commovente. Attitudini: Nessuna di Sophie Chiarello è, innanzitutto, il racconto di un’amicizia. Un documentario che narra le origini, il successo e la riflessione di un trio comico leggendario: Aldo, Giovanni e Giacomo. Il film, che si è aggiudicato il Nastro d’argento per il Documentario dell’anno 2026 ed è candidato al David di Donatello, è prodotto da Agidi due, Medusa Film, Indigo Film, Driadi e distribuito da Medusa. Dopo l’uscita nelle sale, il documentario è approdato sulla piattaforma in streaming di Prime Video. Sophie Chiariello (ex assistente alla regia di alcuni dei film del trio) fa emergere le storie di ciascuno, sottolineando la diversa visione del mondo attraverso una narrazione carica di ricordi umili e sorprendenti folgorazioni. È un flusso punteggiato dall’irresistibile arte raccontata da Aldo, Giovanni e Giacomo grazie a commedie, spettacoli, gag e personaggi iconici, dai bulgari fino a Tafazzi, eletto dall’ex direttore de l’Unità Walter Weltroni quale perfetta metafora dell’autolesionismo della sinistra italiana. Il titolo del film, Attitudini: Nessuna, trae spunto dal giudizio senza appello che viene riportato sulla pagella dell’Aldo Baglio studente delle scuole medie inferiori.
“Il documentario – sottolinea la regista – nasce dal desiderio, di rivelare chi fossero Aldo Giovanni e Giacomo da bambini e parlare anche dei loro sogni. La cosa eccezionale della loro storia, è che è totalmente inaspettata. C’è un rapporto di lavoro, amicizia, affetto e stima che ci lega. Io mi sono formata sui loro film”. I tre attori tornano, con una malcelata commozione, nei luoghi della loro infanzia, nella Milano popolare, tra l’oratorio, le case di ringhiera e la necessità di calcare la ribalta. Aldo e Giovanni ricordano le loro prime frequentazioni sul palco del teatro della parrocchia milanese di Sant’Andrea mentre Giacomo riecheggia i trascorsi in provincia, a Villa Cortese. E poi, l’Arsenale, la scuola di teatro dove ha preso forma la loro comicità fisica e surreale. Viene narrata e mostrata la nascita teatrale delle loro memorabili gag e la successiva trasposizione cinematografica. Senza tralasciare gli inizi tra Derby e Zelig, il grande successo televisivo con Mai dire gol, il trionfo teatrale e l’esordio al cinema di Tre uomini e una gamba (1997).

Un dialogo a cui partecipano fra gli altri, maestri, amici e colleghi, come gli insegnanti di teatro Ida Kuniaki e Marina Spreafico, gli attori Paolo Rossi e Marina Massironi, i registi Paola Galassi e Arturo Brachetti, il critico cinematografico Gianni Canova, gli autori Gino & Michele e la Gialappa’s band al completo (Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto). Come sottolinea Giovanni Storti, “è stato un viaggio anche per noi nel passato. Ci ha fatto rincontrare persone che non vedevamo da tanto tempo. È scaturita un po’ di nostalgia e ci ha fatto capire che la memoria è veramente personale. Ognuno si ricorda gli eventi in modo diverso”. “Io non lo volevo fare questo documentario”, sorride Giacomo Poretti. “Ero legato a una vecchia concezione, che i documentari si fanno solo quando uno se n’è andato, ma Sophie Chiariello non ci ha mollato e sono venute fuori cose interessanti”. Baglio non perde l’occasione per la battuta “per quello l’abbiamo fatto il film, pensando che Giacomo è lì lì. In realtà per me è stato importante, perché sono molto frammentato, è come se avessi vissuto tante vite. Questo è come un album delle fotografie. Lo guardo e mi stupisco di come siamo arrivati”.
Non si tralasciano neanche i momenti più complessi, come l’insuccesso di Via da Reuma Park nel 2016: “È stato un momento di crisi che ci ha aiutato a allargare gli orizzonti, a riscoprire la nostra individualità”, osserva Baglio. “C’è sempre la voglia di stare insieme ma anche quella di portare avanti percorsi personali”. Comunque “come diciamo nel film, quando ci ritroviamo da tre clown, diventiamo un clown solo”. Dopo quell’insuccesso “abbiamo un po’ rallentato l’attività del trio, ognuno di noi ha iniziato anche a fare individualmente qualcosa di molto significativo, e non c’è stata nessuna gelosia tra noi”, sottolinea Poretti. “Qualche anno dopo abbiamo fatto Odio l’estate, che penso sia stata un’ottima ripresa e poi Il grande giorno. Quindi vorrei rassicurare rispetto agli allarmismi, non è mai esistita la possibilità concreta di scioglimento ma la necessità di prendere dei tempi diversi per essere propositivi in modo efficace”.
di Andrea Di Falco