giovedì 2 aprile 2026
“Vogliamo educare adolescenti e giovani ai sentimenti e alle emozioni? Cosa c’è di più costruttivo della musica classica! Date loro una chitarra, un violino, un pianoforte, uno strumento sin da bambini. La musica classica svolge funzioni essenziali di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale: potenzia memoria e concentrazione nello studio, aiuta a gestire emozioni complesse e stress, favorisce l’aggregazione sociale. Stimola la creatività e disciplina, specialmente attraverso la pratica strumentale”.
Altro che le stoccate dell’attore americano con cittadinanza francese Timothée Chalamet sull’Opera e il balletto etichettati superati e noiosi. Contro l’uscita del divo durante gli Oscar 2026 si è sollevata una contestazione internazionale. Olga Zdorenko, pianista ucraina di talento e didatta di pregio nei conservatori italiani, sorride coi suoi grandi occhi blu mentre disegna con le mani affusolate, come davanti a una platea, la sua idea di un manifesto per l’educazione musicale: “Occorre una decisa politica culturale – esorta –. L’Italia ha talenti, scuole, tradizione, ma non un sistema che valorizzi davvero giovani musicisti, rilanciando qualità e sviluppo. Si rischia di formare bravissimi musicisti in difficoltà di fronte alla competizione sempre più mondiale”.

Olga Zdorenko mi riceve nella sua stanza di docente di pianoforte al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, una delle nostre 72 strutture statali. Olga è nata a Kiev, in Ucraina, ma si è diplomata nel 1994 in pianoforte con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio Ciaikovskij di Mosca, sotto la guida di Eugeni Malinin e si è perfezionata con Rudolf Buchbinder, Viktor Merjianov e Hans Graaf. Sono nomi di peso. Racconta che suo padre era capo dipartimento direzione sinfonica e opera presso il Conservatorio Ciaikovskij di Kiev. “La musica e le arti sono un potente antidoto per la concordia e le note costruiscono movimenti, armonie, fraseggi come le divagazioni del cuore”.
Tra le esibizioni nazionali e internazionali, recentemente la pianista Zdorenko ha eseguito alla Casa della Cultura e della Musica Romina Trenta di Velletri (Roma) due preziosi sonate di Edward Grieg (Sonata per violino e pianoforte n. 1 in Fa maggiore) e di Johannes Brahms (Sonata per violino e pianoforte n.3 in Re minore). Infine, la Romanza in Fa maggiore per violino e pianoforte op. 50 di Ludwig Van Beethoven. Con lei si è esibita una giovanissima violinista talentuosa, la belga diciassettenne Alexandra Chepurenko, che sbalordisce con la sua fresca e virtuosa comunicativa. È una ragazza alta, esile con occhi turchesi, che parla sette lingue, che ha iniziato la musica a tre anni e già vanta un repertorio ampio, oltre a studiare recitazione col sogno di fare anche il cinema. Il concerto fa parte della rassegna Preludio alla XIV Edizione Il Suono di Liszt a Villa d’Este, che sotto la direzione artistica di Giancarlo Tammaro proseguirà fino al 7 giugno con un programma di pregio (www.associazionecolleionci.eu).
La rarità è che i pianisti si esibiscono su un pianoforte Erard del 1876, di proprietà del cultore Giancarlo Tammaro, assai simile all’Erard che fu donato allo stesso Franz Liszt proprio durante i suoi soggiorni in Italia, a Villa d’Este di Tivoli, da cui prende il nome la rassegna. “Non si tratta semplicemente di uno strumento storico − ha spiegato Tammaro − ma di una vera e propria voce del passato, capace di restituire colori, equilibri timbrici e articolazioni profonde coerenti con il linguaggio pianistico italiano della Seconda metà dell’Ottocento”.
I contenuti dell’incontro spaziano dal calendario concertistico ai temi della formazione, perché la Zdorenko, diplomata anche con Sergio Perticaroli presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sempre con il massimo dei voti, tiene masterclass di livello. La musica classica, dunque, concorre alla costruzione culturale in un mondo travolto da instabilità e insidiato dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. “Se pensiamo a Chopin, o a un concerto di Rachmaninov, o a una rapsodia di Liszt, per fare alcuni nomi, subito la mente costruisce paradigmi virtuosi – osserva l’artista -. Se potessimo iniziare la giornata con mezz’ora di musica classica alleneremmo l’ascolto e svilupperemmo armonia. La mia battaglia, come altri miei colleghi, è quella di promuove la pratica fin da bambini, perché l’educazione musicale inizia sin dai primi anni”.

L’appello di Olga e dei musicisti sensibili a questa campagna promozionale ha già ottenuto risultati. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha lanciato una riforma. Dal prossimo anno, per la prima volta in Italia, l’insegnamento della storia della musica e della musica classica inizierà fin dalle elementari e avrà uno sviluppo ampio per tutto il ciclo delle medie e medie superiori. Si moltiplicheranno laboratori e saranno incentivati i licei. In Italia una legge del 2017 ha istituito la nascita dei licei musicali, dove accanto alle materie fondamentali si studiano il solfeggio, composizione, tecnica, storia della musica e due strumenti, uno principale e un secondo strumento. La programmazione sarà implementata e ci saranno investimenti. Oltre al fatto che è di questi giorni l’istituzione presso la Camera dei deputati della Commissione Opera, un tavolo tecnico bipartisan che per la prima volta porta nel contesto parlamentare le voci di chi l’opera la vive ogni giorno: artisti, direttori d’orchestra, tecnici e professionisti del palco.
“Gli investimenti nella cultura sono la migliore azione – afferma la Zdorenko – e nonostante le instabilità internazionali dobbiamo guardare verso quei paesi che stanno entrando in maniera preponderante nel circuito artistico. Penso al mondo asiatico. Milioni di pianisti cinesi bussano alle porte dei teatri mondiali e già nei nostri templi italiani ed europei si esibiscono star del Sol Levante”. Il segreto è partire dall’inizio del percorso formativo. “I musicisti dell’est europeo, per esempio, quando concludono gli studi universitari hanno 18 anni di esercizio strumentale e musicale effettivo. È una ottima notizia la volontà di allineare l’Italia, dare ai giovani oltre ai diplomi di programma scolastico anche scale e strumenti”. Altrettanto sarà importante stimolare i mezzi di comunicazione a fare informazione e programmazione musicale, esorta l’artista: “Avere un canale televisivo dedicato alla musica classica e operistica è necessario. In molti paesi i concorsi di pianoforte e di musica sono trasmessi integralmente dalle principali emittenti e sono seguitissimi dal pubblico composto da famiglie interessate, perché sono trasmissioni che riguardano lo studio e il rendimento dei figli. La comunicazione non deve limitarsi al pop, rock, alle grandi prime e ai talent. Quando ne parlo con i miei allievi sono positivi e attendono queste offerte. Dobbiamo sfatare il disinteresse giovanile e individuare formule per lanciare i giovani”.
Olga Zdorenko ha ricevuto premi prestigiosi. L’elenco traccia la mappa virtuosa della concertista: il primo premio “Giovani talenti dell’Urss”, il “Carlo Soliva – Alessandria” (1° premio vincitore assoluto del premio Pianistico Valter Massaza, premio speciale per migliore esecuzione dei brani di Oliver Messiaen), “Carlo Zecchi “di Roma (I° premio), il “Palma d’Oro” di Finale Ligure (premio speciale per migliore esecuzione del pezzo d’obbligo), il Concorso di Sulmona (II° premio), il “San Remo Classico” (II° premio).
La pianista si è esibita nei più importanti teatri europei: il Kammermusiksaal della Filarmonica di Berlino, la Grande sala Ciaikovskij di Mosca, il Teatro Odeon di Atene, il Teatro Eliseo di Roma, il Teatro Olimpico di Roma, il Teatro “Le Ciminiere” di Catania, la Sala Pleyel di Parigi, la Grande Sala del Conservatorio di Sidney, l’Auditorium dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Filarmonica di Klagenfurt, la Filarmonica di Kiev e il Conservatorio di Napoli S. Pietro a Maiella. È stata invitata nei più prestigiosi Festival, ha collaborato con le principali orchestre. Del suo gruppo fanno parte giovani meritevoli.
“Esecuzione e didattica richiedono competenze specifiche – spiega – e l’Italia ha sempre privilegiato la qualità, l’esperienza e la grande opera dei maestri di fama. Non esiste un modernismo astratto, perché le arti e in particolare la musica hanno canoni universali. Quindi anche nelle innovazioni non bisogna tralasciare la competenza indispensabile. La musica classica, come insegnava Ludwig van Beethoven, “è lo sport dell’anima”.
di Donatella Papi