Addio a David Riondino, artista poliedrico e sarcastico

lunedì 30 marzo 2026


Dal Collettivo Victor Jara al Maurizio Costanzo Show. La parabola creativa di David Riondino, scomparso ieri a 73 anni, abbraccia la recitazione, la canzone d’autore e la tivù. Sarcastico, ironico, comico, era tra gli artisti più poliedrici della scena italiana. È stata l’amica Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer, ad annunciare la sua morte su Facebook. I funerali saranno celebrati domani alle 11 a Roma, nella Chiesa degli artisti di Piazza del Popolo. “Tutta la letteratura – aveva detto Riondino in un’intervista come se parlasse della sua vita – nasce dal passare il tempo con gli amici, inventando storie e anche teatralizzandole. All’origine c’è l’immaginarsi diversi, in altre vite. È questa l’idea”. Riondino nasce a Firenze nel 1952. Figlio di Luigi Riondino, maestro elementare ed esponente dell’avanguardia educativa nonché amico di eminenti personalità della cultura fiorentina quali Primo Conti e Giorgio La Pira, David lavora per dieci anni come bibliotecario alla biblioteca nazionale di Firenze. Il filo conduttore della sua opera artistica è sempre quello della satira e della battuta fulminante. Non a caso il percorso autoriale inizia negli anni Ottanta con la scrittura. Quando la pagina scritta di Tango e di Cuore rappresenta un laboratorio di giovani talenti della penna affilata. Anche se in principio per lui è la musica, e all’inizio, tra le sue tante definizioni, vince quella di cantautore.

Negli anni Settanta, con il Collettivo Victor Jara, incide due dischi per i circoli ottobre: Collettivo Victor Jara e Non vi mettete a spingere. Dagli anni Ottanta, pubblica altre canzoni in dischi come Boulevard, Tango dei miracoli, con illustrazioni di Milo Manara. Sua è la canzone Maracaibo, interpretata da Lu Colombo, diventata una hit nel 1981. Ma Riondino, nel suo essere contro, non disdegna la ribalta ed esercita la libertà anche nelle pagine di Comix e Linus, o ancora negli anni Novanta e nel nuovo secolo con Il Male di Vincino e Vauro, e l’Unità di Sergio Staino. Come in televisione o a teatro. Nel 1987 con Paolo Rossi, mette in scena Chiamatemi Kowalski e poi La commedia da due lire. Negli anni successivi, collabora con Sabina Guzzanti. Sono numerose le sue interpretazioni per il cinema, con grandi registi e grandi film come Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana, La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani, Kamikazen di Gabriele Salvatores, Cavalli si nasce di Staino. Firma come regista il film Cuba Libre, velocipedi ai Tropici nel 1997, e diversi documentari sugli improvvisatori in versi della isola di Cuba.

Il suo nome è legato anche alla tivù e ai personaggi strampalati che ha inventato, come Joao Mesquinho, lo strano “cantautore brasiliano”, ospite del Maurizio Costanzo Show. Ma prima era già il filosofo per Lupo solitario di Antonio Ricci. Nel 1995 conduce con Daria Bignardi A tutto volume, programma dedicato ai libri. Partecipa anche a numerose edizioni di Quelli che il calcio. Nel 1997 inizia anche un lungo e proficuo sodalizio con Dario Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui: I cavalieri del tornio, un recital per due chitarre, Todos caballeros. È l’ideatore del festival Il giardino della poesia, a San Mauro Pascoli, luogo natale del poeta, dove presenta cicli di “letture illustrate” su Gabriele D’Annunzio. Canzoni e poesie diventate negli anni anche spettacoli teatrali: Racconti picareschi, Fermata provvisoria, Bocca baciata non perde ventura (canzoni e novelle da Boccaccio). Il Bolero come terapia, dove canta Boleros da lui tradotti e commentati per la radio Svizzera in una omonima trasmissione. Il Riondino scrittore ha pubblicato per Feltrinelli Rombi e Milonghe e per Nottetempo Sgurz. Nel 2016 per Magazzini Salani Il trombettiere, poemetto corredato da cento illustrazioni di Milo Manara. Nel 2019 ha pubblicato tra l’altro per Castelvecchi Sussidiario, che raccoglie molti dei suoi scritti satirici in versi.


di Guglielmo Eckert