L’attore deve saper entrare nell’anima dello spettatore. Intervista a Dora Romano

lunedì 23 marzo 2026


Cosa significano, per un attore, fare teatro e/o cinema, e questi ultimi, che legami hanno con le altre forme di espressione artistica? E (vecchia “vexata quaestio”) attori si nasce, o si diventa? Che relazione ci deve essere tra psicologia, e carattere, dell’attore, e il suo mestiere? Ne parliamo con un’attrice versatile e di vasta esperienza, acquisita in anni di frequentazione di teatro, cinema e tv: Dora Romano, nativa di Castellamare di Stabia, che, dopo il diploma di recitazione alla Bottega Teatrale di Firenze, ha interpretato molti diversi ruoli fra teatro e cinema. Raggiungendo poi la notorietà nei panni della maestra Oliviero nella serie tv italo-USA “L’amica geniale” (trasmessa, in Italia, dal 2018 al 2024, per Rai 1) e della suocera nell’altra serie televisiva, sempre per Rai 1, “Imma Tataranni-Sostituto procuratore” (che va in onda dal 2019).

Al suo attivo, Dora Romano può vantare, in teatro, la recitazione diretta da un grande come Eduardo (4 spettacoli) e altri “big” come Giancarlo Sepe, Edmo Fenoglio, Mario Scaccia, Ermanno Olmi. Al cinema, da registi come i fratelli Taviani, Paolo Sorrentino (ne “È stata la mano di Dio”, era l’esilarante signora Gentile, divoratrice di mozzarelle nelle gite domenicali…). E ne “Il Profumo”, il film del 2006 di Tom Tykwer (dall’omonimo romanzo di Patrick Suskind, ambientato nella Francia di Luigi XV), ha recitato accanto all’altro grande Dustin Hoffman.

Qual è l’opinione di Dora Romano sul valore dell’arte e della recitazione?

L’arte è un elemento fondante dell’intelletto e dell’animo umano, in generale. Per quanto riguarda la recitazione, essa stessa è una delle tante forme della creatività artistica. Detta così sembra nulla, ma in realtà il compito dell’attore è di grande responsabilità. Egli deve saper entrare nell’anima dello spettatore e provocare le reazioni emotive che sono fondamentali durante lo scambio attore-pubblico. Se non c’è questo scambio, l’attore ha fallito.

E perché secondo Lei il teatro e il cinema sono importanti per la società?

Il teatro è una delle forme più antiche dell’espressione umana, perché è connesso alla religiosità e alla ritualità, di cui l’uomo ha sentito il bisogno fin dalla sua comparsa. Oggi la settima arte, il cinema, contiene l’arte teatrale e la esprime attraverso uno strumento, la macchina da presa, che cristallizza l’emozione e che per questo può ripetersi all’infinito, ogni qual volta si senta il bisogno di ricreare quella determinata emozione.

 

Quali qualità deve avere una persona che vuole fare l’attrice?

Chi vuole intraprendere questo mestiere non deve avere come obiettivo il denaro e la fama. Fare l’attrice è un bisogno, reso espressione dal talento, che pochissimi hanno. Bisogna avere pazienza, l’umiltà di imparare da tutto, utilizzare in minima parte l’esibizionismo, l’egocentrismo e il narcisismo, che servono, sì, ma non devono essere primari. La solitudine è una componente ineludibile per chi fa questo mestiere. E studiare, sempre e dovunque se ne presenti la possibilità, e non parlo solo di libri.

Quali caratteristiche rendono Dora Romano un’attrice apprezzata dal pubblico?

Beh, credo che le doti attoriali e interpretative siano il dato fondamentale. Inoltre, la capacità di interpretare personaggi diversissimi fra loro: credo che sia molto apprezzata in un attore, perché ogni personaggio è un universo unico e come tale dev’essere trattato, in tutti i suoi aspetti, soprattutto in quelli più profondi.

In che modo la Sua lunga esperienza nel teatro ha influenzato la sua carriera televisiva?

Io devo tutto al teatro. Tutto ciò che ho imparato ho potuto metterlo al servizio dello strumento televisivo e cinematografico, anche se, ovviamente ci sono le dovute differenze tecniche, diciamo così. Ma il mio modo di creare un personaggio è uguale in tutti e tre gli ambiti.

A quale Sua interpretazione è più affezionata, e perché?

Decisamente fondamentale è stato il ruolo della Maestra Oliviero in “L’Amica geniale”, di Elena Ferrante, per la regìa di Saverio Costanzo. Con questo personaggio pare si sia potuta disvelare la mia esistenza di attrice che, prima, era stata un po’ confinata al solo ambito teatrale. Con l’enorme successo di questa serie, e in particolare del ruolo della Maestra, è cambiata parecchio la mia vita professionale. Il pubblico mi riconosce ancora per strada, nonostante siano passati un po’ di anni, i registi manifestano una particolare attenzione per il mio modo di lavorare, e questo è importantissimo per un’attrice come me.

E quali sono i Suoi prossimi progetti?

Nuovi progetti al momento non ce ne sono. La situazione dello show business in Italia è molto problematica al momento, ma durante quest’anno dovrà uscire un film opera prima di un giovane e talentuoso regista marchigiano, Matteo Damiani, “Tutto l’universo”; nonché una nuova serie poliziesca di Rai 2 prevista per l’autunno, “Cagnaz”, per la regia di Alessandro Roja. In questo periodo, poi, è in onda la quinta ed ultima serie di Rai 1 “Imma Tarantini”, che tutti ormai conoscono.


di Fabrizio Federici