giovedì 12 marzo 2026
Arriva in libreria Titanic Europa. La fine misteriosa dell’Unione europea, il nuovo saggio di Giulio Meotti. L’autore, firma storica del quotidiano Il Foglio e collaboratore di numerose testate internazionali, propone un’analisi severa e controcorrente sul destino del continente europeo. Nel volume, Meotti descrive un’Europa che, sotto il profilo economico, demografico e sociale, appare sempre più segnata dall’invecchiamento e da una crescente immobilità strutturale. Un Continente che continua a presentarsi come uno dei poli più avanzati del pianeta, ma che al tempo stesso fatica a riconoscere la profondità della crisi che attraversa le sue fondamenta. Secondo l’autore, uno dei nodi centrali risiede nella progressiva perdita delle radici religiose, spirituali e culturali che per secoli hanno contribuito a definire l’identità europea. Una rimozione che, nella lettura proposta dal libro, impedirebbe di cogliere la portata delle trasformazioni in corso e di elaborare risposte politiche e sociali adeguate.

In questo contesto si inserisce anche il tema dell’immigrazione, fenomeno che – nella prospettiva dell’autore – sta incidendo profondamente sugli equilibri politici, culturali e sociali del Continente. Il saggio traccia inoltre un quadro geopolitico caratterizzato da tensioni crescenti ai confini europei. La guerra torna a incombere alle porte dell’Europa mentre il rapporto con gli Stati Uniti, indicati come l’ultimo grande baluardo dei valori originari della civiltà occidentale, appare sempre più logorato. In parallelo, la stessa Unione europea viene descritta come un sistema istituzionale fragile, paragonato dall’autore a una nave che naviga senza una direzione chiara. Il libro si propone così come una sorta di “scatola nera” di un possibile disastro politico e culturale, ma anche come un tentativo di riflessione sulle strade ancora percorribili per invertire la rotta prima che il declino diventi irreversibile.
“Tutte le chiacchiere politiche, la retorica stantia, la spavalderia insipida e universalmente ambiziosa, sfornate da strateghi da poltrona a Bruxelles, stanno minando il Continente” scrive Meotti. E tuttavia, nella sua analisi, la possibilità di un risveglio non risiederebbe nelle élite politiche o intellettuali, bensì in una figura molto diversa: l’uomo comune. A suo avviso sarà proprio “l’uomo semplice”, che non firma editoriali e non frequenta i salotti, che non ragiona attraverso ideologie ma attraverso esperienza e memoria, che vede la guerra, ricorda i propri morti e osserva le chiese vuote. Un uomo, conclude l’autore, “con una memoria, una lingua, una rabbia”.
di Redazione