La Cina, Nuovo Mondo del terzo millennio

martedì 10 marzo 2026


La Cina è caratterizzata da paesaggi di straordinaria bellezza; da persone di ogni ceto unite dalla comune cultura dell’accoglienza, della discrezione, della modestia, della solidarietà, del rispetto, che neanche l’atroce esperienza del periodo delle Guardie Rosse nella seconda metà degli anni 60’, con il suo lascito di devastazioni, di lacrime e di sangue, riuscì a sradicare.

Oggi, considerando la sequenza dei periodi storici, possiamo ragionevolmente prevedere che la Cina verrà a costituire − in un futuro non lontano − il “Nuovo Mondo del Terzo Millennio, così come l’America lo fu nel secolo XVI.

Naturalmente non ci sono “rose senza spine”, e la Cina ne aveva e ne ha tuttora!

Partendo dalla dimensione economica della strada da tempo intrapresa del liberismo, riteniamo di poter motivatamente asserire che si arriverà in un prossimo futuro anche al liberalismo politico.

Ma su questo ultimo punto, crediamo sia utile soffermarci con qualche riflessione non marginale.

Per il Croce il liberalismo era autonomo dall’economia, ma per l’Einaudi – viceversa − il liberalismo politico ed il liberismo economico erano inscindibili.

Alla luce di esperienze concrete come quella della Cina post-maoista, la storia sembrerebbe aver dato ragione al Croce, in quanto si può osservare la coesistenza di un regime al momento ancora ad impronta marcatamente dirigistica, con l’economia di mercato e quindi la reciproca indipendenza fra sistema politico e sistema economico, ispirati a valori molto diversi.

Sia il Croce che l’Einaudi, seppur giungendo a conclusioni diametralmente opposte, erano partiti dal comune interrogativo della compatibilità o meno fra il Liberalismo, quale ideale etico, e modelli economici pianificati dall’alto.

Nel caso della Cina popolare si è realizzato un sistema di libero mercato nell’ambito di uno Stato ancora molto prudente nel fare proprie quelle forme di libertà dello spirito, che sono essenziali per la concezione liberale.

Nondimeno riteniamo che in quell’immenso Paese, la libertà economica in un futuro ragionevolmente vicino, farà da apripista anche a quella civile, politica, religiosa: ciò significa che il liberismo economico farà da battistrada al liberalismo politico.

Un grande raggio di luce appare dall’interesse con cui la Cina “dell’imprenditoria e dell’economia”, corteggiata e temuta dal mondo intero per la sua rapida espansione economica, studia il Diritto romano giustinianeo, grazie al quale ha scoperto regole utili alla disciplina dei contratti privati e delle responsabilità che ne derivano; nonché diritti, come quello di usufrutto, che si è rivelato prezioso per risolvere un problema politico altrimenti dirompente e dagli esiti imprevedibili sotto il profilo politico, economico e sociale nelle campagne.

Ci riferiamo alla rivendicazione delle terre da parte dei contadini, che sono la classe più arretrata nell’assetto neocapitalistico dell’ex Celeste Impero: possono avere le terre da loro coltivate, a titolo di usufrutto, restandone (al momento) nudo proprietario lo Stato.

Il contatto tra due mondi così distanti, come quello già romano e quello cinese, non è tuttavia così recente, dal momento che sono state trovate sicure tracce di una presenza romana in Cina già sin dal 53 a C. nella regione del Lijan, dove furono fatti prigionieri i militi sopravvissuti di una legione del console Licinio Crasso, i cui discendenti presentano dei tratti somatici che ne rivelano la parentela con i loro remoti antenati.

Una piccola parte di tale legione, riuscita a far ritorno in patria, riferì di aver sorprendentemente notato l’esistenza di costumanze analoghe a quelle del proprio Paese, come il culto dei morti e la sontuosità delle cerimonie nuziali; il che avrebbe aggiunto un ulteriore tassello all’elaborazione romanistica del diritto naturale, consistente in un complesso di norme che i Romani riscontrarono essere comuni a tutti i popoli civili dell’antichità con cui progressivamente erano venuti in contatto.

Che esista una naturalis ratio identica fra popoli assai diversi e lontani, può ben evincersi anche da altre singolari analogie: nel mondo greco classico Eros e Psiche, di cui parla Apuleio nelle Metamorfosi, si incontrano nel loro amore contrastato, grazie allo stratagemma di quest’ultima di unirsi al suo amato assumendo le sembianze di una farfalla, segno dell’amore eterno e dell’immortalità dell’anima.

Nelle prime tombe di Roma cristiana ricorre – del pari − l’allegoria della farfalla come segno dell’anima che lascia il corpo (bozzolo) e diventa così immortale.

Nella tradizione popolare cinese il giovane Liang Shanbo e la giovane Zhy Yingtai, soprannominati i Giulietta e Romeo dell’Oriente, dopo la morte di entrambi a causa del loro amore contrastato, si tramutano anche loro in farfalle per potere vivere per sempre insieme: il simbolo prescelto rappresenta anche in Cina l’amore perenne, la fedeltà, la libertà.

Ogni anno delle coppie da ogni parte di quell’ immenso Stato si recano a Ningbo (nel sud della Cina), per celebrarvi cumulativamente il loro matrimonio: ivi è sita una splendida statua degli sposi-farfalle, una copia della quale è stata nell’ottobre 2007 donata a Verona, che a sua volta ha spedito colà la copia esatta di Giulietta, in un ideale gemellaggio tra le due capitali spirituali dell’amore.

Il corollario di tutto ciò, è che i sentimenti, al pari dei diritti universali, sono scolpiti nel cuore e nella mente di ogni uomo sempre ed in ogni angolo della terra.

Gli scambi culturali anche a livello di studenti universitari, le relazioni commerciali, lo sport, i viaggi, ed i richiamati studi romanistici, cooperano per l’affermazione di una nuova generazione di dirigenti sempre più lontana dalle ingessature dogmatiche degli anziani rappresentanti del vecchio sistema ideologico, con l’inevitabile epilogo in un sistema di libertà recettivo dei menzionati diritti.

Se dunque nel tempo breve (anche 80 anni vanno considerarsi tali nel cammino dell’umanità) possono trovarsi a coesistere sistemi politici ed economici perfettamente autonomi, come teorizzato dal Croce, nel tempo lungo è inevitabile la reciproca influenza tra “anima” (liberalismo) e “corpo” (liberismo) dello Stato e la finale, naturale armonia sostenuta dall’Einaudi.

Non vi è antinomia se non in apparenza, poiché si tratta di due stadi diversi della crescita di un sistema (nel caso di specie quello cinese), che deve necessariamente evolversi nella democrazia liberale, che è l’unica forma di governo conforme alla natura ordinata da Colui che ci ha creati liberi, ovvero dalla Natura senz’altro per coloro che non possiedono il dono della Fede.

Il mondo cosmopolita che noi auspichiamo – e di cui gli amici cinesi sono chiamati ad essere protagonisti di primo piano – è quello nel quale possano pacificamente coesistere tradizioni, usi e costumi diversi, concordi peraltro su di una piattaforma minima di valori universali, riconoscibili attraverso l’evocata “Ragione”, sviluppata grazie al progresso del Sapere, così mirabilmente evocato nell’esortazione rivolta dall’Ulisse dantesco ai suoi compagni di navigazione diretti verso l’ignoto : “Considerate vostra semenza: fatti non foste per vivere come bruti,ma per seguir virtute e conoscenza”.

Possano in un domani che auspichiamo assai vicino, le farfalle di Ningbo volare sempre più in alto e rappresentare un ideale connubio di libertà, di amore, di reciproco rispetto e di comprensione tra i popoli tutti della Terra!


di Tito Lucrezio Rizzo