giovedì 26 febbraio 2026
I briganti, parola derivata dal francese che ne aveva conosciuto per primo il significato reale. E all’epoca dei francesi in Italia, cioè fine Settecento e prime decadi dell’Ottocento, tra la frontiera papale di Terracina e quella napoletana Itri-Fondi sulla Via Appia si era creata una zona franca, cioè inavvicinabile per la gendarmeria sia papale sia borbonica-francese: qui erano insediati decine di “briganti” nelle loro vestiture ciociare armati fino ai denti che assaltavano e depredavano i passeggeri, nei due sensi della Via Appia, soprattutto nel tratto papale. Il Giubileo del 1825 si avvicinava e la Chiesa era molto preoccupata per i pellegrini in viaggio verso Roma a causa delle frequenze feroci dei briganti in agguato tra Sonnino e Terracina; qui, sulle montagne circostanti dei Monti Ausoni, imperava il re dei banditi, il famigerato-famoso Antonio Gasparone o Gasbarrone, poco più che ventenne capo spietato di una banda di circa cinquanta fuorilegge. La gendarmeria papale non riusciva a estirpare i malviventi anche se periodicamente emetteva decreti di clemenza e l’assorbimento dei briganti nella gendarmeria papale o in altre mansioni. Il successo era modesto a causa del brigante capo Gasparone, figlio di Sonnino che non accettava tali conversioni. Il papato preoccupato passò a misure drastiche, straordinarie per i tempi e ordinò la deportazione di tutti gli abitanti di Sonnino a Roma nelle Terme di Diocleziano, un provvedimento straordinario, mai messo in pratica prima di allora da qualche altra parte: i briganti non avrebbero più potuto godere della collaborazione e della protezione degli amici e parenti per i loro soccorsi e approvvigionamenti.
Sonnino, un paesino a circa 500 metri di altitudine, sugli Ausoni. era infatti il luogo di appostamento e di osservazione dei briganti, protetti dalle foreste circostanti, era anche il luogo di passaggio e di sosta dei ciociari in prevalenza da Terelle e da San Donato in Valcomino nella loro peregrinazione attraverso Pontecorvo e Pico fino a Terracina... e così avvenne. Intanto, il 1825 era alle porte e il papato rinunciando, a parole, ad ogni sentimento di vendetta, emise un decreto di grazia e di clemenza generale: tutti i fuorilegge, rinunciando al brigantaggio, venivano perdonati e assunti nelle truppe papali o in altri compiti e quelli che non accettavano, tra i quali Gasparone e i sodali a lui più vicini, erano liberi ma in certe località dello Stato della Chiesa, e a condizione che rinunciassero al brigantaggio. Disciolta la banda di circa quaranta briganti, Gasparone e i suoi più fedeli, contrariamente ai patti, vennero invece catturati e imprigionati prima a Castel Sant’Angelo, poi a Civitavecchia e infine nella fortezza di Civita Castellana. Una prigionia lunga, durata quasi mezzo secolo! La liberazione (era nato nel 1793) avvenne nel 1870 con la fine del papato a Roma e l’avvento dei piemontesi; gli restarono, raccontano le cronache, una decina di anni che trascorse in una casa assistenziale di Abbiategrasso (MI), dove si spense nel 1882. Estirpata dunque definitivamente la mala pianta dei malviventi, Sonnino specialmente e i territori vicini quali Sezze, Prossedi, Priverno, Terracina, divennero luoghi dove si instaurò un brigantaggio quasi turistico e culturale: infatti, divenne uno spettacolo quotidiano imbattersi lungo la via Appia in giovani pittori con la cassetta dei colori sulle spalle e il parapioggia, a piedi o a cavallo, quasi tutti stranieri, alla ricerca dei briganti rimasti o perfino di falsi briganti che in cambio di un indennizzo, si lasciavano ritrarre; ricercate erano anche persone del luogo a loro vicine, soprattutto le mogli, le madri e altre parenti.
La lista dei pittori di tale umanità è molto ricca e cosmopolita tra cui Schnetz, Navez, Coignet, Michallon, H. Vernet, gli avamposti e cantori dei briganti autentici… ma chi va considerato quasi lo scopritore, comunque il più appassionato e maggior diffusore e illustratore sia dei briganti principalmente e anche delle donne ciociare fu Louis Léopold Robert, svizzero (1794-1835) e francese, poco più che ventenne. Visse parecchi anni a Roma per poi trasferirsi a Venezia. Iniziò dapprima attirato dalla curiosità a dipingere le donne deportate alle Terme di Diocleziano e qui fece la conoscenza di due sorelle: Maria Grazia Boni, giovanissima, già sposata ad un brigante morto ammazzato in qualche scontro con la gendarmeria, e Teresina, più giovane, con la quale ebbe un rapporto. Altri artisti presero ad interessarsi sia delle due donne, sia dei briganti e intrapresero anche loro la via di Sonnino. E nacque quella che gli artisti belgi definirono la pittura di genere all’italiana, un capitolo significativo dell’arte occidentale, la ripresa dei briganti e delle donne e delle scene di vita; fu non solo la prima volta che si ammiravano nei quadri le figure dei briganti e delle contadine nelle loro vestiture, si assistette all’apparizione degli ultimi della scala sociale passati ora al primo piano nel quadro! Fu la prima volta nella storia della pittura europea che gli ultimi della società occupavano il posto delle Veneri, di Apollo, dei grandi paesaggi, delle nobildonne, eccetera. Fu l’inizio della fine della cosiddetta “accademia”. E venne il successo che dovette durare fino alle prime decadi del Novecento: i quadri iniziarono ad apparire nelle città europee, già dal 1815, a Parigi, Monaco, Berlino, Bruxelles, con briganti nei loro cappellacci a punta e il fucile a trombone, scene di assalto ed agguati, belle contadine nel costume ciociaro. Parallelamente, si consolidò e evolse la professione delle modelle e modelli: di Maria Grazia in special modo apprendiamo che posava con alti riconoscimenti all’Accademia di Francia molto apprezzata da Victor Schnetz, direttore della scuola: qualche voce racconta essere la modella più bella di Roma.
Intanto Louis L. Robert continuava ad approfondire la sua ricerca e la sua produzione pittorica e numerose le sue opere realizzate negli anni ’20 dell’Ottocento: una in particolare merita di essere evidenziata in quanto l’opera, al Louvre, più imitata e copiata e più riprodotta nella pittura ottocentesca, e cioè “I mietitori delle Paludi Pontine che ritornano dopo il lavoro.”
Perché briganti autentici? Quali i non autentici? Salvo eccezioni quelli apparsi dopo il 1860, in prevalenza contro gli invasori piemontesi del Regno di Napoli e dello Stato della Chiesa, si trattò più di violenza feroce fine a sé stessa e di crudeltà indescrivibile da parte del generale piemontese Cialdini nell’eccidio e sterminio senza pietà dei “poveri” briganti non briganti!
di Michele Santulli