giovedì 26 febbraio 2026
Park Chan-wook è stato designato presidente della giuria del Festival di Cannes. È quanto riporta l’agenzia Yonhap. Questa è una prima volta per il cinema coreano. Sabato 23 maggio, sul palco del Grand Théâtre Lumière, Park Chan-wook e gli altri membri della giuria assegneranno la Palma d’oro 2026 come successore di quella dello scorso anno, presieduta da Juliette Binoche e assegnata all’iraniano Jafar Panahi per Un semplice incidente. Per Park Chan-wook, classe 1963, tutto è iniziato a Cannes con Old Boy, che ha vinto il Grand Prix nel 2004. Da allora, quasi tutti i suoi film selezionati per la competizione gli hanno valso premi: il vampire movie Thirst (Premio della Giuria 2009), The Handmaiden (2016) e il thriller Decision to Leave (Miglior Regista 2022), tanti film con eroine straordinarie. Viene spesso paragonato a registi come Quentin Tarantino, Brian De Palma e David Fincher per l’arte nella composizione di immagini la cui bellezza formale è eguagliata solo dal loro rigore morale, sottolinea la nota del Festival di Cannes che cita anche Akira Kurosawa, Ingmar Bergman, Luchino Visconti e Alfred Hitchcock come modelli del regista.
La presidenza di Park Chan-wook “simboleggia il primo e profondo legame del Festival con il cinema coreano, la cui creatività è stata rivelata dalla Selezione ufficiale. La Corea è un grande Paese cinematografico i cui tesori vengono restaurati anno dopo anno; Ha dimostrato di poter produrre grandi opere contemporanee che attirano milioni di spettatori teatrali in uno spazio che celebra i suoi registi”. Dodici sono i film realizzati da Park Chan-wook, viscerali, sovversivi e barocchi, comunque audaci. Il presidente Park Chan-wook ha detto: “Il teatro è buio affinché possiamo vedere la luce del cinema. Ci confiniamo nella sala affinché le nostre anime possano essere liberate attraverso la finestra del film. Essere rinchiuso in un teatro per guardare film, e di nuovo rinchiuso per dibattere con i membri della giuria, questa doppia reclusione volontaria è qualcosa che attendo con grande attesa. In quest’epoca di odio e divisione reciproca, credo che il semplice atto di riunirsi in un cinema per guardare insieme un solo film, con i nostri respiri e battiti cardiaci allineati, sia di per sé un’espressione commovente e universale di solidarietà”.
di Eugenio De Bartolis