giovedì 19 febbraio 2026
Ermes Antonucci racconta la vicenda di Stefano Esposito
Arriva in libreria Massacro giudiziario. Come un’indagine ingiusta ti devasta la vita. Il caso di Stefano Esposito, firmato da Ermes Antonucci, con prefazione di Giuliano Ferrara. Un volume che si colloca nel solco dell’inchiesta civile e che affronta, con metodo documentale e ricostruzione analitica, una vicenda giudiziaria rimasta per anni sospesa tra aule di tribunale e prime pagine. Antonucci, cronista di giudiziaria de Il Foglio, ripercorre il caso di un uomo travolto da un meccanismo più grande di lui. Sette anni sotto indagine per accuse gravissime – dalla corruzione alla turbativa d’asta, fino al traffico di influenze illecite – e centinaia di intercettazioni dichiarate illegali. Un’esposizione mediatica costante, una pressione reputazionale che precede e in parte sostituisce il giudizio processuale. La condanna sociale, in altre parole, arriva prima di quella eventualmente pronunciata in tribunale.
Per 2.589 giorni la vita dell’ex senatore Stefano Esposito resta sospesa. Un limbo fatto di sospetti, isolamento e stigmatizzazione pubblica. L’indagato diventa un marchio, una categoria morale, più che una persona. E la difesa si trasforma in resistenza quotidiana: “a mani nude”, contro un’accusa che occupa lo spazio pubblico prima ancora di essere vagliata nel contraddittorio. Il libro alterna il racconto in prima persona di Esposito alle testimonianze di chi ha condiviso quel percorso: il figlio, costretto a confrontarsi con l’immagine deformata del padre sui giornali; l’amico Giulio Muttoni, a sua volta coinvolto in anni di inchieste; il legale che ha contestato l’impianto accusatorio; e alcuni esponenti politici che hanno denunciato pubblicamente quella che ritenevano un’ingiustizia, come Ivan Scalfarotto. I numeri restituiscono la dimensione del caso: 30mila intercettazioni a carico di Muttoni; ritenute illegali nei confronti di Esposito, allora parlamentare in carica; 126 conversazioni tra i due considerate penalmente rilevanti e trascritte nell’annotazione finale di 891 pagine della polizia giudiziaria. Antonucci le ha rilette una per una, evidenziando come in numerosi passaggi risulti difficile individuare un contenuto penalmente significativo. Il dato quantitativo diventa così oggetto di riflessione qualitativa: quanto pesa, sul piano umano e politico, un’indagine che si prolunga per anni senza approdare a una condanna?
Nella prefazione, Ferrara evoca esplicitamente Il processo di Franz Kafka. La vicenda Esposito viene definita “un caso esemplare di errore e orrore giudiziario”, un paradigma che inquieta perché, scrive, “certi guasti non si riparano mai più”. Non solo per le conseguenze materiali, ma per l’erosione della fiducia tra cittadino e istituzioni. Il passaggio forse più emblematico è affidato alle parole dello stesso Esposito: “Io non ho vinto, io ho retto. Non mi sono spezzato, mi sono solo piegato. Ho tenuto botta. Ma non ho vinto”. Non si tratta soltanto di assoluzioni o archiviazioni, ma del costo umano di un procedimento che, anche quando si chiude, lascia tracce indelebili.
(*) Ermes Antonucci, Massacro giudiziario. Come un’indagine ingiusta ti devasta la vita. Il caso di Stefano Esposito, Liberilibri 2026, collana Altrove, 224 pagine, 16 euro
di Redazione