“Notti felliniane” alla Galleria Area Contesa

lunedì 16 febbraio 2026


Sviscerati visioni e incubi del maestro di Rimini  

Un po’ tutti i capolavori di Federico Fellini ˗ che scompariva poco più di 30 anni fa, il 31 ottobre 1993 - son immersi in un’atmosfera onirica, quasi come “capitoli” d’un lunghissimo sogno che muta continuamente: a volte consolatorio e istruttivo, ed altre invece inquietante, virante nell’incubo. Un labirinto di cui han tentato di ritrovare il “filo di Arianna” Monica Vincenzi, pedagogista clinica e mediatrice relazionale formatasi anche in Argentina, e Luigi Casa, autore di racconti su testate online e cartacee. Lo fanno, i due autori, in un trittico di saggi interamente dedicato al complesso rapporto tra l’opera del Maestro e l’universo onirico: Fellini e il sogno, Fellini onirico e Fellini metafisico - La riconciliazione tra sogni e realtà (tutti Armando Editore, Roma): quest’ultimo, tira le somme della lunga analisi fatta nei primi due volumi.   

Del trittico di Vincenzi e Casa si è adeguatamente parlato alla mostra Notti felliniane, presso la Galleria internazionale Area Contesa di Roma, in via Margutta, che da anni, diretta dalle infaticabili sorelle Teresa e Tina Zurlo, svolge un importante ruolo non solo di spazio espositivo, ma, più in generale, di polo culturale, organizzante rassegne d’arte e librarie a 360 gradi. All’inaugurazione della mostra, con un folto pubblico, ha partecipato anche Roberto Massucci, questore di Roma. 

Notti felliniane è quest’anno all’VIII edizione, ispirata al tema “Circo: sogno, magia e nostalgia”: un grande omaggio al regista, al grande cinema italiano e all’immaginario del sogno, tra pittura, scultura, fotografia e arte digitale. Il tutto, nella Sala Botero della Galleria, con “special artist” della rassegna l’artista bulgaro Ilian Rachov. La Sala Picasso, invece, ha ospitato l’altra mostra, sempre dedicata a Fellini, Caro Federico: personale del pittore Mario Russo, già amico e collaboratore del regista riminese. L’attrice Adriana Russo, figlia dell’artista e madrina della manifestazione, ha spiegato al pubblico le opere esposte, insieme ad Alfio Borghese, critico d’arte e giornalista, e all’artista e scrittore Mario Salvo. “Conobbi Russo ˗ ha precisato Salvo ˗ molti anni fa, reputandolo subito uno dei principali maestri italiani del dopoguerra. Vari artisti ˗ tra cui diversi bulgari, come Rachov e altri ˗ devono proprio all’incontro con le sue opere la loro maturazione”. 

“Fellini ˗ sottolineano Monica Vincenzi e Luigi Casa ˗ è stato non solo un grande regista, ma anche uno dei maggiori intellettuali del Novecento. Grande indagatore dell’animo umano, le cui passioni, e pulsioni, ha saputo portare sullo schermo, insieme alla moglie Giulietta Masina: lasciandoci soprattutto la lezione che bisogna sempre cercare l’essenza dei fenomeni, per ricavarne messaggi utili per la nostra vita. In questi tre libri, allora, abbiamo esaminato il Libro dei sogni: quei 2 volumi, pieni di splendidi disegni e descrizioni autografe, in cui Federico, dal 1960 in poi, annotò e commentò pazientemente quel che sognava”. Dopo la morte di Fellini e della moglie, gli eredi depositarono i volumi (fatti rilegare da Fellini stesso) nel caveau di una banca romana: da qui, grazie all’intervento del Presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, il “Libro” fu consegnato nel 2006 all’Associazione culturale “Federico Fellini”, per ricavarne un'edizione pubblicabile. 

Fellini ˗ precisano ancora i due autori ˗ aveva iniziato a scrivere questa sorta di diario onirico nel 1960, in un momento difficile, causa anche le forti critiche che La dolce vita, uscito a febbraio di quell’anno, aveva ricevuto dalla Chiesa. Da qui la scelta di rivolgersi a un analista, consigliatogli dall’amico e collega Vittorio De Seta (Banditi ad Orgosolo, Diario di un maestro): Ernest Berhhard, già allievo diretto di Jung, che abitava a Roma in Via Gregoriana.

Ne nacque un sodalizio durato molti anni, e soprattutto il librone in cui Fellini sviscerò a fondo visioni e incubi delle sue notti, spesso ricavandone spunti per i suoi capolavori, da Otto e mezzo a Giulietta degli spiriti, da La dolce vita a La città delle donne. Inquietanti risultano specialmente quei sogni dei quali Fellini riferisce scene che, pur in modo vago e ambiguo, facevano presagire la morte di personalità amiche: come Pier Paolo Pasolini, Aldo Moro, e il celebre sensitivo torinese Gustavo Adolfo Rol.


di Fabrizio Federici