giovedì 29 gennaio 2026
Per lungo tempo, a partire dall’autorevole giudizio di Roberto Longhi, si è ritenuto che del Domenichino non esistessero versioni autografe del soggetto dell’Ecce Homo. Un assunto che ha contribuito a consolidare l’idea di un’assenza iconografica difficilmente colmabile nella produzione di Domenico Zampieri. Eppure, secondo Vittorio Sgarbi, il coetaneo di Caravaggio non poteva non essersi confrontato almeno una volta, nel corso della sua vita, con l’iconografia dell’Ecce Homo. E così è stato. La svolta è arrivata nel dicembre 2025, quando Mauro Di Ruvo ha reso nota l’identità di un dipinto giunto anonimo da Napoli a Melfi, confluito in una collezione privata e visibile al Museo Diocesano privo di qualsiasi archiviazione o schedatura. L’opera, già sottoposta a un primo intervento di restauro, era stata genericamente collocata al primo Seicento ed era inserita in una cornice lignea a doratura autenticamente seicentesca. Il soggetto dell’Ecce Homo risultava immediatamente riconoscibile, mentre restava ignota la paternità dell’autore. Di Ruvo è stato il primo a individuarne l’autografia del celebre pittore bolognese, allievo dei Carracci, ricostruendone inoltre l’area di provenienza napoletana al termine di un lungo lavoro di indagine filologica e stilistica.
L’Ecce Homo di Domenico Zampieri sarà inaugurato ed esposto al pubblico dal 31 gennaio al 22 febbraio nel Salone degli Stemmi del Vescovado di Melfi. L’apertura sarà accompagnata da un convegno promosso dalle istituzioni che hanno patrocinato l’iniziativa, tra cui la Regione Basilicata, l’Ufficio regionale alle Pari Opportunità, il Comune di Melfi, il Comune di Napoli, la Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, il Lions Club e il Rotary Club di Melfi, la Pro Loco e l’Università popolare “FS Nitti”. A moderare l’incontro sarà la giornalista Lucia Laguardia; previsti i saluti istituzionali della consigliera regionale Ivana Pipponzi, del vescovo monsignor Ciro Fanelli e del cancelliere monsignor Ciro Guerra. “L’Ecce Homo che sarà presentato a Melfi – dichiara lo scopritore Di Ruvo – è l’unico esemplare iconografico che possediamo oggi del Domenichino non solo in Italia ma in Europa”.
Dal punto di vista iconologico, l’opera si presenta come un Ecce Homo atipico. Secondo il critico, il dipinto riprende la tradizione e l’innovazione caravaggesca della solitudine di Cristo davanti a Ponzio Pilato, ma la rielabora in una rappresentazione che sfiora l’estasi spirituale del Messia. Una scena di estasi di Cristo era rara nell’età della Controriforma del Domenichino, ancor più nel contesto rigoroso della Napoli seicentesca. Sullo sfondo emergono appena i volti di due angeli, non presenti fisicamente nella scena ma evocati in chiave simbolica come indicatori testuali del racconto sacro. Con questo Ecce Homo, il Domenichino restituisce un’immagine di Cristo che non si misura soltanto in termini di valore di mercato, stimato oltre i quattro milioni di euro, ma che introduce una visione iconografica estranea persino alla fervida immaginazione di Caravaggio. L’inaugurazione è prevista alle ore 17, con ingresso gratuito per il pubblico.
di Redazione