“Sorry Baby”, una laurea violata

martedì 13 gennaio 2026


Come funziona l’arte del sacrificio alla Dea Vergogna? In pratica, ognuno fa per sé, dato che non esiste una regola universale. Così, anche le rappresentazioni autobiografiche di uno stupro alle soglie della laurea, da parte del proprio relatore, possono essere le più variegate, geniali e sorprendenti. Come quella prescelta dalla regista Eva Victor, attrice protagonista e sceneggiatrice del film Sorry, Baby (nelle sale italiane dal 15 gennaio) che oscura con le pagine della sua tesi la finestra della stanza da letto. Una camera-prigione, in cui Agnes (Eva Victor), la vittima, si è autisticamente rifugiata per smaltire la vergogna e il dolore per un episodio di violenza, di cui riuscirà a parlare solo con la sua migliore amica, Lydie (Naomi Ackie), sposata con una donna, e incinta per gravidanza eterologa (in perfetto wokism hollywoodiano). La cronaca orale di quell’incontro fatale, dettagliata, fredda e drammatica fatta da Agnes a Lydie, è tradotta dalla fotografia con un’inquadratura fissa della casa del docente, Preston Decker (Louis Cancelmi), in cui Agnes entra da sola quando ancora c’è la luce del giorno, mentre al passare delle ore la casa cambia l’intensità della sua illuminazione interna e esterna, fino all’uscita silenziosa di una Agnes distrutta nello spirito e prostrata nel fisico. Ma, come in tutte le storie simili, è il “dopo” a creare una sofferenza ancora più grande in chi avendo subito lo stupro è costretta a percorrere la triste trafila dell’accertamento della violenza subita, in cui un medico competente (?) e privo di tatto chiede in modo sgarbato dettagli sul rapporto sessuale non consensuale, oggetto della denuncia. Per non parlare, poi, della commissione d’inchiesta interna tutta al femminile, in cui due compunte impiegate amministrative dell’università sono chiamate a verbalizzare le accuse contro un loro docente che, guarda caso, si è tempestivamente dimesso per evitare l’onta dell’espulsione.

Inizia, quindi, per Agnes una lunga fase di riabilitazione psicologica per rigenerarsi e riprendere confidenza con quel suo corpo impuro, cosa che avverrà gradualmente proprio grazie alla mediazione di Lydie, la sua generosa compagna di studi negli anni dell’università, con la quale ha condiviso la sua casa di proprietà, isolata nel bosco. Sorry, Baby è la lettera di Eva Victor a tutti coloro che si sono sentiti come lei, come Agnes, fermi allo stesso punto mentre gli altri vivevano la loro vita per lo più senza grandi traumi. Così la storia si suddivide in cinque capitoli non cronologici, uno per ogni anno, che iniziano sempre allo stesso modo The Year with (..), con vari feedback in cui la “vasca” (da bagno) è l’oggetto transizionale attraverso il quale si passa dalla vergogna per il proprio corpo impuro, alla rinascita dei sensi. Esperienza quest’ultima condivisa con il vicino Gavin (Lucas Hedges), sensibile e impacciato, al quale Agnes chiede esplicitamente di fare sesso per spezzare l’incantesimo che la lega alla sera dello stupro, ospitandolo poi nudo nella sua vasca da bagno, dopo aver sfacciatamente commentato qualcosa di divertente sul suo pene “inoffensivo”. L’altro passaggio decisivo per la rottura dell’isolamento autistico di Agnes è la pet-therapy, con l’adozione di un gattino abbandonato, protagonista di un divertente episodio al supermercato, maldestramente nascosto nella giacca di Agnes per sfuggire al controllo della cassiera. Cosicché, al pari di tutti i felini della sua specie, come prova di gratitudine il gattino un bel giorno depone nel letto di Agnes un topolino mezzo morto, che lei dovrà poi in qualche modo giustiziare, non senza provare dispiacere e sensi di colpa.

Ancora più interessante è la risoluzione di una grave crisi di ansia che coglie Agnes al volante, dopo una sgradevole discussione all’interno dell’università dove le era stata riconosciuta la titolarità della cattedra di lettere classiche. Qui, in The Year with the Good Sandwich il Buon Samaritano è un anziano venditore di ottimi panini in un locale frontistante a una discarica urbana, con cui la protagonista riesce a rivivere e raccontare l’origine della sua angoscia e del trauma che l’accompagna. Poi, però, ci sono anche le soddisfazioni della vita reale quando Agnes discute e stimola gli allievi della sua classe su materie e opere letterarie che l’appassionano, senza alcun timore del confronto. Esattamente il contrario con quanto invece accade nella selezione della giuria popolare, in cui Agnes accetta di essere esonerata, per l’incapacità di rispondere alla domanda del procuratore sul tipo di trauma da lei subito. L’ultimo episodio, con il titolo identico al primo, The Year with the Baby, vede Agnes rassicurare una sorta di suo alter ego infante (la figlia neonata di Lydie), cui promette ogni protezione e ascolto adulto, ovvero tutto ciò che le è mancato da bambina e poi da adolescente. Film elegante e leggero sulla ferita mai rimarginata della violenza sulle donne.

Voto 7,5/10


di Maurizio Bonanni