Contro l’odio ecco il sarcasmo di Carlotta Proietti

lunedì 31 marzo 2025


In un universo spaventoso e distopico l’articolo 1 della Costituzione viene riscritto e l’odio è al primo posto: rende più forti, genera lavoro, unisce. Una paradossale interpretazione dei mali contemporanei approda in un testo teatrale tragicomico, Per futili motivi, scritto da Andrea Muzzi, portato in scena da Carlotta Proietti, con Ermenegildo Marciante, per la regia di Marco Carniti. L’erede di Gigi Proietti, il compianto maestro della satira teatrale, ci trascina in una deriva non così irreale, in cui l’odio scavalca gli argini sociali e si impossessa di individui alieni, che rigettano ogni forma d’amore come secolare tratto umanitario.

“Ci vuole fegato – irrompe Carlotta Proietti, attrice e cantante – a calarsi nel testo che gronda cinismo fino al punto da trascendere nel comico”. La trama narra le ambizioni di una impiegata della Pubblica amministrazione che impartisce multe e pene a quanti sono ancorati alla “stucchevole gentilezza” in un mondo privo di empatia. A farne le spese è il personaggio interpretato da Ermenegildo Marciante, il quale deve imparare l’assurdo “galateo odioso”.

Marco Carniti, che ha curato la regia, da Giorgio Strehler e William Shakespeare, è riuscito a mettere in scena una commedia contemporanea senza usare una parola in più che avrebbe reso irreale la situazione: “Ho sforbiciato il testo originale per creare un ritmo che si snoda tra l’assurdo e il temibile. In fondo, i tempi suggeriscono queste tinte fosche dei comportamenti collettivi e l’intento era proprio fare un passo avanti per denunciare cosa potrebbe accadere in una società tecnologica, artificiale, la quale rinunci ai sentimenti”. Per futili motivi, presentato al Festival della Versiliana e andato in scena a marzo all’Off Off Theatre di via Giulia, a Roma, e si appresta a sbarcare nei teatri della provincia italiana per portare le sue fredde risate e il monito comportamentale. I costumi sono di Susanna Proietti, l’altra figlia d’arte, e l’aiuto regia è di Francesco Lonano.

“Alla fine è un elogio alla gentilezza – spiega Carlotta – Il fatto di farla scomparire, di dimostrare come l’interesse e la prevaricazione possano rendere glaciali le relazioni incoraggia a non disperdere un patrimonio indispensabile”. Senza drammi, però, perché lo stile di Carlotta è il teatro respirato in casa, l’ironia prima di tutto e secondo la lezione dell’indimenticabile Gigi Proietti saper sorridere di ogni aspetto della vita. Il sarcasmo alleggerisce e in questo caso affonda nel messaggio: “L’odio è come un virus, si trasmette attraverso il contagio; tu offendi me, io un altro e così via all’infinito”.


di Donatella Papi