I Re delle fake news adesso piangono

Ma quale censura dei contenuti su Internet. Il voto del Parlamento europeo di ieri, che in prospettiva costringerà solo ed esclusivamente le grandi piattaforme come Facebook, Twitter e Google a mettersi d’accordo per pagare il diritto d’autore degli articoli – con cui le stesse veicolano pubblicità e prosperano in Borsa – rappresenta in realtà una futura boccata d’ossigeno per la Rete.

Infatti il risultato della “paraculaggine” sfacciata di queste piattaforme quale era stato sinora? Che la maggior parte dei siti dei più grandi giornali mondiali aveva da tempo deciso di mettere quasi tutti i contenuti a pagamento. Limitando così quella libertà di informarsi di coloro che ne sentano davvero il bisogno. Tu puoi pure condividere un contenuto, ma se il quotidiano te lo mette a pagamento al massimo condividi il titolo e il sommario della notizia. Invece con una retribuzione calibrata all’origine i quotidiani potrebbero abbandonare questo disperato tentativo di acchiappare introiti. Disperato perché si sa benissimo che quando in Rete un utente vede qualcosa a pagamento scappa come una lepre.

Ma queste elementari verità digitali vengono negate dai “re delle fake news”. Quelli che come Luigi Di Maio e Matteo Salvini teorizzano la fine dei mezzi di comunicazione professionali sostituendoli con qualche smanettone della Cambridge Analytica o della Casaleggio Associati che poi vende il pacchetto di followers (ingannati con le notizie manipolate) chiavi in mano. Ma – come in molti avevano già scritto – l’acqua calda è stata da tempo inventata e “accà nisciuno è fesso”. Non saranno le campagne di odio miserabile dei tanti troll pro Lega o pro Cinque Stelle a cambiare la realtà.

E fa anche ridere che coloro che si professano nemici delle lobbies e sovranisti alla fine si riducono a difendere i profitti parassitari e miliardari di Facebook e Google – aziende che non danno praticamente da lavorare a quasi nessuno in tutto il mondo – solo perché fa loro comodo continuare a usare il “mezzo” fraudolento – e indebito appropriatore di contenuti altrui – per veicolare il “messaggio”. Sempre ingannevole una volta rimanipolata la notizia rubata. Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha ragione a descrivere il voto di ieri come un primo passo importante e come una dimostrazione di ragionevolezza da parte dell’Europa. E ha fatto bene anche a definire il vice premier Di Maio con le parole sprezzanti con cui più di mezza Italia si riconosce. Astensionisti dal voto compresi.