Apple vs Intel:
la guerra dei chip

di Maria Giulia Messina

22 febbraio 2017WEB

 

Tempi duri in casa Intel. Secondo un’indiscrezione di Bloomberg, la casa di Cupertino sarebbe in procinto di autoprodursi i chip per i MacBook e per gli iPhone, sottraendo alla società di Santa Clara uno dei suoi migliori clienti. Apple starebbe infatti mettendo a punto un nuovo processore per i prossimi personal computer in grado di svolgere molte delle funzioni fino a oggi di competenza della Intel Corporation.

La società leader nella produzione di chip, con un fatturato di 60 miliardi di dollari e 10,3 di utile netto solo nel 2016, avrebbe dovuto immaginare la nuova direzione presa dalla casa della Mela. Il primo chip targato Apple, conosciuto al pubblico con il nome T1, è infatti già stato installato nel MacBook Pro presentato lo scorso ottobre, ma al momento servirebbe solo a far funzionare la Touch Bar e il display multitocco.

Produrre in proprio e ridisegnare i rapporti con tutte le aziende dapprima fondamentali collaboratrici sembrerebbe l’obiettivo della società guidata da Tim Cook, che avrebbe presentato due cause legali anche contro Qualcomm, azienda con sede a San Diego, specializzata nei chip per cellulari. Con l’accusa di pratiche anticompetitive sulla licenza di brevetti essenziali e varie ritorsioni finanziare per un totale di un miliardo di dollari, Apple sarebbe ricorsa per la prima causa alla corte di Pechino, chiedendo un risarcimento di circa 145,3 milioni di dollari; per la seconda invece, alla corte californiana di San Diego.

“Siamo estremamente delusi dal modo in cui Qualcomm fa affari con noi - hanno precisato da Cupertino - e dopo anni di disaccordo sulla concezione di una royalty equa e ragionevole, non abbiamo avuto altra scelta che rivolgerci ai tribunali”.

Tempestiva la replica del direttore operativo della Qualcomm, Steven Mollenkopf, secondo cui “le accuse di Apple contengono molte dichiarazioni, ma alla fine si tratta di uno scontro commerciale sul prezzo della proprietà intellettuale. Loro vogliono pagare la nostra tecnologia meno del valore equo che Qualcomm ha stabilito sul mercato, anche se Apple ha generato miliardi di profitti dall’uso di quella tecnologia”.

Effettivamente, come dichiara Umberto Bertelè (School of Management del Politecnico di Milano), non è detto che a un’impresa convenga produrre i chip in casa. La manifattura richiede infatti investimenti importanti e alti volumi di produzione, motivo per cui, è più ragionevole immaginare che “lo scopo di queste battaglie può essere o di condizionare le mosse dell’avversario o di ammorbidirlo per le trattative successive”.

In linea, insomma, con la sintesi del presidente di Qualcomm, Derek Aberle, che ha dichiarato: “Alla fine di tutto vogliono essenzialmente pagare meno per la tecnologia che stanno usando, è piuttosto semplice”.