La fabbrica prototipi
Apple diventa realtà

di Maria Giulia Messina

31 gennaio 2017WEB

 

Non c’è Apple senza Foxconn e il grande pubblico nemmeno lo sa. Il gigante taiwanese, leader nell’outsourcing, è il più grande fornitore al mondo di dispositivi elettronici e nei suoi impianti produttivi, divisi tra Asia, Europa e America Latina, assembla circa il 40 per cento dei prodotti di elettronica di consumo nel mondo.

Fondata nel 1974, dall’allora giovanissimo Terry Gou, la compagnia aveva dieci dipendenti e produceva plastiche per televisioni. Oggi, la controllata di Hon Hai Precision Industry Company, che da sola ha un valore complessivo pari a quello di tutti e dieci i suoi principali competitors messi insieme, è parte irrinunciabile del successo dei dispositivi Apple.

Fu di Steve Jobs, all’epoca, l’idea di esternalizzare la produzione grazie certamente alle agevolazioni fiscali e ai sussidi da parte del governo. Nello stabilimento di Zhengzhou (Cina) vengono “sfornati” ogni giorno 500mila iPhone, circa 350 al minuto.

Del resto, come raccontata un funzionario dell’“iPhone City”, secondo la tradizione cinese, “se costruisci il nido, gli uccelli arriveranno”. E così è stato, tanto che per incrementare il già abbondante lavoro, la Apple e l’azienda di Taiwan si sarebbero accordate per la realizzazione di una fabbrica nuova. Non il solito centro di assemblaggio, bensì un intero impianto dedicato alla costruzione di prototipi e alla loro lunga sperimentazione. Un luogo dove poter scongiurare ogni cattiva sorpresa e in cui sia possibile stanare “bug hardware”, ovvero quelle imprecisioni che, se non rilevate, potrebbero dare per esempio gli esiti del fallimentare Note7 della Samsung, la cui batteria è esplosa tante di quelle volte da costringere la casa madre a ritirali dal commercio.

Malgrado non siano uscite notizie ufficiali, secondo quanto riportato dal Nikkei Asian Review, l’idea sarebbe nata lo scorso ottobre, in occasione della visita di Tim Cook a Shenzhen, in cui il Ceo della Mela annunciò anche l’apertura di un laboratorio Apple in loco, così da accorciare le distanze con l’azienda produttrice. Lo stabilimento, a circa un’ora di macchina da Hong Kong, dovrebbe essere operativo entro la fine dell’anno, salvo imprevisti chiaramente.

Secondo il “New York Times”, infatti, il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, starebbe proponendo sgravi fiscali così importanti da invogliare anche la Apple a tornare a lavorare in casa.