La scuola è finita: gli studenti e la palude della burocrazia

giovedì 21 gennaio 2021


Da una parte il “vecchio che avanza”, dall’altra giovani leve della nostra società. In pratica è accaduto che alcuni ragazzi – iscritti a un liceo Scientifico del centro di Roma – siano stati esclusi dalla Dad, ovvero dalla Didattica a distanza, con tanto di ammonizione. Perché? Per troppa burocrazia. Ma riavvolgiamo il nastro: mercoledì 20 gennaio alcuni studenti a torto o a ragione (io credo a ragione) hanno deciso di scioperare. Il motivo? Hanno ritenuto che sia stato fatto poco o niente (più niente che poco) per assicurare un rientro nelle aule di quel 50 per cento della popolazione scolastica detto “in presenza”, alternata all’altro 50 per cento in “Didattica a distanza” (Dad). E, al momento, già siamo in condizioni di straordinarietà.

Poi, incedibile ma vero, quel 50 per cento di ragazzi che ha manifestato, invece di andare a correre o a “pomiciare” nei parchi o a manifestare in piazza (spero sempre “pomiciando”), ha voluto collegarsi ugualmente – a distanza – con la scuola, per evitare di restare indietro con il programma, ritenendo di aver lanciato una protesta sufficiente ad ottenere immediati risultati con la dichiarazione di sciopero. Eppure all’incredibile si è aggiunto anche l’impensabile: i professori, sorretti dal solerte apparato burocratico, invece di apprezzare e approfittare di una splendida occasione per “formare” e “discutere” nel merito,  hanno ritenuto “illegale” questo collegamento (così si sono espressi). Inoltre, avrebbero minacciato denunce alla presidenza, oltre ad aver obbligato gli studenti scioperanti ad uscire dal collegamento in rete.

Ora mi chiedo: che Paese è questo? Perché non è stata esaltato e apprezzato il senso di responsabilità che i diciasettenni hanno dimostrato di avere, a dispetto dell’insipienza e della cieca furia burocratica sorretta da chissà quale numero di Dpcm? Sciagurato quel popolo che ha bisogno di eroi. Forse ci siamo, forse no, ma almeno una cosa è certa: siamo indignati.


di Claudio Capotosti