L’emergenza Oceani e la necessità di un approccio ecosostenibile

La One Ocean Foundation ha promosso, con il Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e il Comune di La Maddalena, un incontro denominato “Parchi, aree marine protette e sostenibilità. Opportunità e benefici dall’adozione di buone pratiche sostenibili”.

L’evento si è svolto presso la sala del consiglio del Comune di La Maddalena e attraverso la presenza di esponenti dei principali parchi, aree marine protette del territorio e del comitato scientifico di One Ocean Foundation, si è proposto di offrire argomenti di approfondimento, promuovendo buone pratiche e azioni concrete volte alla tutela del mare e stimolando iniziative, obiettivi e strategie comuni di miglioramento. La conferenza rientra all’interno dell’iniziativa “Basta con la plastica in mare” organizzata dal Parco di La Maddalena.

Una settimana di sensibilizzazione sull’impatto delle plastiche nei mari e sulle coste, durante la quale si svolgeranno una serie di attività di educazione ambientale, coinvolgendo direttamente un largo pubblico di persone. Attirare attenzione sulla fragilità dell’Oceano è divenuta una priorità. D’altronde, lo scioglimento dei ghiacciai dell’Artico sta facendo mutare anche le regole naturali dell’Oceano. Le acque più calde gonfieranno gli oceani, fonderanno i ghiacci ancora più in fretta, il livello dei mari si alzerà rendendo molte regioni costiere inabitabili. Avremo cicloni più violenti e ondate di calore più intense e si potrebbero persino modificare le correnti marine, con conseguenze imprevedibili. L’inquinamento provocato dalle plastiche è ancora una delle maggiori problematiche ambientali degli ultimi anni e un fenomeno in continuo aumento a causa della crescente produzione di materiale plastico su scala mondiale. Nel 2017, sono state prodotte 350 milioni di tonnellate di plastica in tutto il mondo, di cui più di 64 milioni nei Paesi europei. I maggiori effetti dell’inquinamento da plastica sono visibili proprio sotto la superficie dell’acqua.

“È pari a 4,8-12,7 milioni di tonnellate/anno, il flusso di plastiche che finisce nei nostri oceani, di cui 0,5-2,8 milioni di tonnellate/anno vengono trasportate dai fiumi. In particolare, è interessante notare che, soltanto dieci di essi sono responsabili dell’ingresso dell’88-95% del carico totale di plastiche nei mari. I dati scientifici raccolti mostrano un quadro drammatico: è stato stimato che circa il 52% delle tartarughe marine ha ingerito plastica, il 54% delle balene, delfini e foche è impattato dai rifiuti plastici presenti nel mare, circa 100.000 mammiferi marini vengono uccisi ogni anno dalla plastica e almeno un milione di uccelli marini muoiono annualmente a causa della plastica ingerita”, riporta Andrea Binelli della One Ocean Foundation e Professore di Ecologia ed Ecotossicologia dell’Università degli Studi di Milano. Se non si cambieranno drasticamente abitudini, scelte economiche e di consumo, nel 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesci: è l’emergenza che le organizzazioni non governative e gli attivisti lanciano e che i governi devono accogliere.

Un’iniziativa importante dove si spera nell’elaborazione di risultati importanti è quella promossa dalla Norvegia. Quest’anno sarà organizzata ad Oslo, in autunno, la conferenza internazionale “Our Oceans”. Con tale conferenza si tenterà di sviluppare, approfondire e conoscere ulteriormente la consapevolezza a livello mondiale della necessità di bilanciare lo sfruttamento del mare e la tutela dell’ecosistema. Salvaguardare gli Oceani per salvare il nostro pianeta.