Morire per la disco-università

Siamo tutti tramortiti per la morte atroce di Francesco Ginese, un giovane di 25 anni, di Foggia, laureato alla Luiss a gennaio, che per introdursi ad un rave organizzato all’interno dell’Università “La Sapienza” di Roma nella notte fra sabato e domenica, mentre tentava di scavalcare il muro di cinta di viale dell’Università, è rimasto infilzato nella cancellata, ferendosi gravemente l’arteria femorale.

Inutile l’intervento al Policlinico Umberto I. E da un primo riscontro sembra che i presenti al festino abbiano continuato a ballare non accorgendosi nemmeno dell’ambulanza che portava via il ragazzo. Chiaramente ci vien da dire che Francesco non avrebbe mai dovuto pensare di accedere a quella festa in quel modo, scavalcando il cancello. Ma, la vera domanda è: avrebbe mai dovuto e potuto esserci un rave all’Università “La Sapienza”? Tra l’altro ben pubblicizzato da tempo su Facebook e con tanto di biglietto a pagamento.

Il “Porto aperto”, questo il titolo della serata, per fare il verso a “Porte aperte”, cioè all’annuale manifestazione di apertura dell’università, che si tiene il 16-18 luglio, per accogliere le nuove matricole con i docenti, personale e studenti negli stand colorati collocati nei viali della Città universitaria, che poi assistono alle presentazioni delle Facoltà nella suggestiva cornice con l’affresco di Mario Sironi dell’Aula Magna del rettorato. “Porto aperto” invece è un bel facciamo come ci pare, dove ci pare e quando ci pare, in barba alla legge e all’autorità.

La pubblicità informava che i proventi servivano “per sostenere le spese legali dei movimenti studenteschi”. C’è parecchio da dedurre sulla scelta di questa frase tanto “significativa” quanto veritiera. Come e chi pagherà per questa vita distrutta così presto? Francesco, che si era da poco laureato in Politica internazionale, aveva anche trovato lavoro in una multinazionale a Roma, ha solo sfiorato il suo sogno. Chi pagherà per questo evento abusivo e illegale, senza le basilari norme di sicurezza e per l’aver utilizzato impunemente il suolo dello storico ateneo, dove certamente si sono venduti droga e alcol, infischiandosene del fatto che il rettore Eugenio Gaudio non avrebbe mai dato il permesso, piuttosto invece avrà certamente fatto numerose segnalazioni alla Questura e alla Procura.

Perché nessuno ha fatto niente? Già a fine maggio, il Magnifico rettore si era espresso così con Il Messaggero, perché gli spazi all’interno dell’ateneo vengono concessi in base “a norme approvate con i rappresentanti degli studenti, risultato di decisioni collegiali, prese dagli organi di governo dopo un’approfondita meditazione. E, ovviamente, è vietato vendere alcolici o pretendere il pagamento di un biglietto d’ingresso. Noi non siamo al di fuori di queste leggi”.

@vanessaseffer