Giornalismo in lutto per la scomparsa di Vittorio Zucconi

È morto Vittorio Zucconi, storica firma di Repubblica. Il giornalista si è spento a 74 anni nella sua casa di Washington, negli Stati Uniti dove si era trasferito definitivamente, dopo una lunga malattia. Zucconi, figlio di Guglielmo Zucconi, un altro grande giornalista, era nato a Bastiglia in provincia di Modena, il 16 agosto 1944. È stato a lungo corrispondente, prima da Mosca, poi dagli Stati Uniti. È stato corrispondente dagli Stati Uniti dal 1985. Ha vissuto tra Washington e Roma. Zucconi, che è autore di numerosi saggi, ha lavorato anche per La Stampa e il Corriere della Sera.

Negli ultimi anni la guida di Radio Capital, durata fino al 2018, e la sua rubrica Tg Zero, lo hanno reso molto popolare, grazie al filo diretto creato con gli ascoltatori. Zucconi è stato anche direttore dell’edizione web di Repubblica, dalla fondazione fino al 2015. Ha curato, inoltre, una rubrica sul settimanale D - la Repubblica delle Donne. Ha lavorato da Bruxelles, New York, Mosca, Parigi, Tokyo, Roma e infine Washington, dove aveva messo radici.

Si laurea in Lettere Moderne, con una tesi di storia sui movimenti anarchici italiani, all’Università di Milano. Inizia la professione giornalistica nei primi anni Sessanta, come cronista di nera al quotidiano La Notte di Milano, sulle orme del padre. Viene assunto nel 1969 come redattore alla Stampa. Diventa corrispondente, prima da Bruxelles e da Washington sempre per il quotidiano torinese, da Parigi per Repubblica, da Mosca per il Corriere, durante il periodo della Guerra Fredda e dal Giappone ancora per La Stampa. Torna a Roma nel 1977 per seguire gli anni del terrorismo rosso, e l’omicidio Moro. Firma uno scoop: la scoperta del caso Lockheed (1976), lo scandalo degli aerei C130 venduti all’Italia grazie alle tangenti versate a generali e ministri, per il quale l’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone decide di dimettersi.

È sposato dal 1969 con Alisa Tibaldi. È padre di due figli, Chiara e Guido, e nonno di sei nipoti, che vivono tutti negli Stati Uniti. Dal 2002 Zucconi era anche cittadino statunitense, avendo ottenuto la doppia cittadinanza.

Lo ricorda oggi, in un appassionato ritratto, su Repubblica, l’ex direttore Ezio Mauro: “Vittorio viveva per raccontare. E attraverso il racconto, capiva e aiutava a capire, cioè muoveva il meccanismo dell’interpretazione e dell’analisi, che in lui sembrava nascere dai fatti, in un’informazione che era insieme grande cronaca, narrazione e commento. Viveva il giornalismo, non lo interpretava. E infatti il Vittorio privato, quello dell’amicizia, era uguale al suo ruolo pubblico. A cena, in redazione, nei viaggi, negli incontri ogni vicenda, qualsiasi fatto, tutti gli avvenimenti grandi o piccoli di cui si parlava per lui prendevano automaticamente il format del racconto, come se fossero pronti per essere scritti, o addirittura come se fossero avvenuti per finire nella rete del suo giornalismo. Che li reinterpretava rendendoli simbolici, o almeno emblematici, comunque esemplari”.