L’Italia dei primati

La vicenda del piccolo Alex, il bimbo inglese affetto da una rara forma di difetto funzionale del sistema immunitario dato per spacciato in numerosi ospedali del pianeta e guarito al “Bambino Gesù” di Roma, invita a porre alcune riflessioni.

Il sistema sanitario del Paese ha avuto una capacità straordinaria nel gestire una condizione di estrema criticità evidenziando ancora una volta una eccezionale cooperazione tra tutte le componenti coinvolte: struttura di base, centro trapianti, ministero della Salute e coordinamento con le autorità britanniche. Un caso? Probabilmente no, considerato che la sanità italiana risulta tra le più valide al mondo sia per la diffusa possibilità di accesso alle strutture che per l’efficienza delle stesse che, secondo l’ultimo rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero, hanno garantito nel 2018 circa 59 milioni di giornate di degenza. Con questi numeri è normale che faccia notizia la pinza dimenticata nell’addome del paziente, la colonia di formiche tra le lenzuola dei letti di un importante nosocomio o il paziente abbandonato su un lettino al pronto soccorso, ma non gli innumerevoli interventi eccezionali che giornalmente vengono registrati con esito positivo.

Il fatto che l’Italia, con una aspettativa di vita media di 82,7 anni (media europea 77,2!) vanti il primato della longevità nel mondo insieme al Giappone non è frutto solo della dieta mediterranea o dello stile di vita ma è conseguenza di un sistema sanitario efficiente anche nella prevenzione. Quali altri primati possiamo sbandierare? Tralasciando quello che è sotto gli occhi di tutti, cioè un patrimonio culturale presente sul nostro territorio pari al 70 per cento di quello esistente in tutto il mondo e un numero di beni patrimonio dell’umanità da sempre al primo posto nella classifica dell’Unesco (55), vi sono altri ambiti che svettano nelle graduatorie mondiali.

Abbiamo le migliori Forze di polizia, primato anche questa volta da condividere con il Giappone. In questo caso la fama è dovuta ai successi ottenuti contro le organizzazioni criminali di stampo mafioso e contro il terrorismo. In Italia non si sono verificati attentati terroristici perché c’è una cultura del controllo del territorio difficilmente riscontrabile in altri Paesi, a parte il Giappone che, oltre a dimostrare una straordinaria efficacia nel combattere il crimine mafioso, la Yakuza, vanta un sistema capillare di “Koban” - piccoli uffici sparsi per tutto il territorio - paragonabili alle stazioni dei carabinieri. In Europa ci incalza la polizia inglese.

Non da meno sono i nostri Servizi di Informazioni e Sicurezza, AISi e AISe, apprezzati e ricercati dappertutto poiché autori delle operazioni che hanno consentito ad altre forze alleate di individuare e catturare pericolosissimi personaggi. Redigere una graduatoria in questo settore non è facile dal momento che i dati sono eterogenei, difficilmente confrontabili e poco disponibili. Ci si affida, pertanto, ai risultati il più palese dei quali è l’avere evitato, congiuntamente alla già citata azione delle Forze di Polizia, attentati terroristici sul nostro territorio.

Rimanendo nello stesso ambito, le nostre Forze armate nonostante si avvalgano di una percentuale di PIL tra le più basse dell’Alleanza Atlantica, (0,89 per cento a fronte di una media dell’1,6 per cento), riescono a fornire il più alto contributo all’Onu tra i Paesi occidentali. Presenti in tutte le principali missioni di supporto alla pace, sono tra le più apprezzate al mondo per la qualità degli interventi, una giusta miscela tra presenza militare e sostegno delle popolazioni civili, tanto da meritarsi ormai da molti anni il comando della missione Unifil in Libano e Kfor in Kossovo. Il modello dei carabinieri, infine, nella duplice veste di Forza militare e di polizia nei teatri operativi è stato adottato con vari gradi di successo dalle più importanti Forze armate nel mondo.

Un ulteriore primato che potrebbe apparire sbalorditivo appartiene al sistema scolastico. Da un’indagine dell’Ocse il sistema italiano risulta il migliore sino al diploma, anche per il minor divario tra pubblico e privato, comune negli altri Paesi europei. La nostra formazione scavalca quella tedesca e quella britannica ed è seguita a breve distanza da Canada, Sud Corea e Stati Uniti d’America. Anche la classifica delle università suddivise per disciplina di Qs World University Ranking pone gli atenei italiani tra i migliori al mondo piazzando l’Italia quarta in Europa e settima nel mondo.

Pur non considerando i simboli del lusso, l’agro-alimentare, la moda, il territorio, l’artigianato, l’Italia ha quindi di che vantarsi di molte sue strutture portanti. Vaste aree di pura efficienza, frutto dell’impegno di una maggioranza di orgogliosi, che non dipendono dalla politica o dai Governi che si succedono. Ai primati citati purtroppo si contrappongono ambiti istituzionali, peraltro di estrema delicatezza, con dati meno lusinghieri: il sistema giudiziario italiano, per esempio, è al 35esimo posto in Europa su 42 Paesi monitorati. Fonte ufficio statistico del ministero della Giustizia.