Premio “Massimo Bordin” in giornalismo e informazione giudiziaria

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane ha deciso di istituire il premio “giornalismo e informazione giudiziaria” intitolato a Massimo Bordin, giornalista che nella sua lunga e brillante carriera professionale ha saputo dare concreta ed esemplare manifestazione di come il giornalista possa e debba offrire ai cittadini una informazione completa, corretta e documentata sulle vicende giudiziarie di rilievo pubblico, senza mai venir meno al rispetto della dignità delle persone coinvolte ed al principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza.

Il premio sarà assegnato ogni anno al giornalista o alla testata giornalistica che si sarà maggiormente distinta per correttezza e completezza della informazione fornita su casi e vicende giudiziarie, con particolare riguardo appunto al concreto rispetto della dignità delle persone coinvolte e del principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza. Quest’anno il premio sarà consegnato all’Open Day di Rimini del 7 e 8 giugno 2019. Nei prossimi giorni sarà composta la giuria per scegliere il vincitore.

Molto addolorato anche il presidente dell’Unione Camere Penali, Gian Domenico Caiazza, che sul proprio profilo Fb così aveva scritto l’altro giorno subito dopo aver saputo della morte del giornalista e conduttore di “Stampa e Regime”: “La notizia della morte di Massimo Bordin ci raggiunge tutti come un doloroso e quasi beffardo monito. Si spegne la voce di un amico innanzitutto, ma poi di un giornalista di rara e raffinata cultura, orgogliosamente libero nel pensiero, irriducibile ad ogni possibile condizionamento politico e culturale, ad ogni tentazione servile o anche solo conformistica, coraggioso nella sua naturale ambizione intellettuale di testimoniare idee, scelte, comportamenti lontani le mille miglia dai rassicuranti e mediocri approdi non del buon senso, ma -come gli avrebbe detto Pannella in quelle leggendarie conversazioni radiofoniche- del becero “senso comune”. Insomma, la voce perfetta, inimitabile e temo irripetibile, di quello splendido patrimonio della nostra cultura e della nostra democrazia che è Radio Radicale. Vederti morire, Massimo, mentre la Tua Radio è costretta ad ascoltare quotidiani proclami della propria condanna a morte pronunciati con ottusa, tracotante spavalderia da inconsapevoli protagonisti del Nulla, ha il sapore stupefacente di una dolorosa ma forse provvidenziale metafora. Come a darci un motivo in più, una energia inaspettata e formidabile, per pretendere ed ottenere che quella simbiosi inscindibile, splendida e preziosa che vi fu tra Te e Radio Radicale, sopravviva, Ti sopravviva, e Tu con Radio Radicale. Ti sia lieve la terra, Massimo. Gian Domenico”.