Nei secoli fedele

“Un omicidio di estrema gravità, che ferisce il Paese e colpisce tutto lo Stato”. Così il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, ha commentato l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Vincenzo Carlo Di Gennaro a Cagnano Varano. Il militare 47enne è stato freddato da un pregiudicato mentre era a bordo dell’auto di servizio con un collega, rimasto ferito. “È un delitto totalmente privo di motivazioni”, ha aggiunto Vaccaro. L’omicida aveva già subito due controlli e minacciato i carabinieri: “Ve la farò pagare”.

Spero che il signor procuratore della Repubblica di Foggia non si sbagli e spero davvero che questo sia il sentimento effettivo del Paese. Le immagini del fedele servitore dello Stato, come si diceva una volta, sono lì che scorrono sulle televisioni e le foto sui giornali sono a fare compagnia agli articoli dove, al di là della cruda ed orribile cronaca, si affaccia una persona normale con i suoi sogni, come quello di sposare la propria compagna, e con le sue legittime aspettative come quella di diventare comandante di stazione, e lo sarebbe diventato presto come ha dichiarato il comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, colonnello Marco Aquilio, in conferenza stampa.

Del maresciallo Di Gennaro si parla come di un bravissimo militare che sapeva fare il suo mestiere, sapeva interpretare in pieno il senso di appartenenza alla Benemerita: di lui si scrive che fosse “disponibile nei confronti della popolazione più debole e determinato con i criminali”.

Il maresciallo Di Gennaro non era sposato e viveva a San Severo, in provincia di Foggia, con il padre, un genitore che pur devastato da un infinito dolore ha avuto parole stupende nei confronti di questo figlio caduto nell’adempimento del proprio dovere definendosi orgoglioso di lui. Di Gennaro aveva una compagna e stava organizzando i preparativi per le nozze. E allora ci rivolgiamo ai vertici delle Istituzioni del Paese ed ai vertici dell’Arma. Facciamo in modo che la sua compagna possa essere considerata a tutti gli effetti titolare di ogni diritto che ora le appartiene: piangere il proprio uomo e sentirsi parte integrante della grande famiglia dell’Arma, essere considerata una vedova di guerra e ricevere i benefici anche economici che ne derivano. Perché di guerra si tratta per le nostre forze dell’ordine che ogni giorno rischiano la propria vita per difendere ognuno di noi e per servire quello Stato che ci rifiutiamo di pensare essere rappresentato da qualche malfattore con carica elettiva sin troppo impegnato a taroccare concorsi pubblici in campo sanitario e non, oppure a saccheggiare il bene pubblico con prebende a famiglie e familiari.

Non crediamo che il sacrificio del maresciallo Di Gennaro possa servire a farci dimenticare quelle atroci verità che sono emerse nel caso di Stefano Cucchi o nel caso fiorentino delle violenze sessuali o in quei casi dei quali, occasionalmente, la cronaca ci dà notizia. Non si tratta di minimizzare un errato comportamento e meno che mai di giustificare azioni che, seppur commesse da uomini in divisa, rimangono nell’ambito della responsabilità penale soggettiva di chi quella divisa ha sporcato di fango.

La divisa del maresciallo Di Gennaro non è sporca di fango, ma è intrisa del proprio sangue. E questo nella settimana di Pasqua ricorda ai credenti un altro sacrificio. Retorica, dirà qualche lettore. Forse le parole possono apparire retoriche ma quanti di noi ricorderanno il nome di Vincenzo Carlo Di Gennaro tra un anno? E quanti di noi ricordano il nome delle troppe vittime in divisa, delle troppe persone che hanno sacrificato la propria vita al servizio della Patria. Magari un pallido ricordo affiorerà nelle nostre menti il 5 giugno durante la festa dell’Arma dei carabinieri quando ad un elenco di feriti e vittime, e nel loro ricordo, farà seguito una onorificenza da consegnare nelle mani dei familiari superstiti. E se tra i superstiti ci fosse anche la compagna di Vincenzo Di Gennaro sarebbe una vittoria per lo Stato, un debito di onore pagato al maresciallo ed uno stimolo per quanti di noi vogliono ancora credere nelle Istituzioni della Repubblica. Nei secoli fedele.

@vanessaseffer