Confsal: “Urge riformare il sindacato”

“Le conflittualità sociali avevano raggiunto la loro massima intensità negli anni Settanta quando i lavoratori per reclamare migliori condizioni contrattuali sono stati indotti a proclamare più ore di sciopero in Italia che in tutta Europa”. Parola di Filippo Caputo, segretario regionale della Confsal-Trieste.

Secondo Caputo, “i sindacati che avevano promosso le azioni di lotta, anche violente, erano riusciti a conquistare significativi traguardi per l’emancipazione dei lavoratori nel contesto sociale. In quegli anni, infatti, la controparte datoriale e il potere politico per limitare i danni erano stati costretti a riconoscere ai lavoratori taluni fondamentali diritti con la legge 300 (Statuto dei lavoratori) e altre norme di tutela (introduzione della scala mobile per fronteggiare l’aumento del costo della vita; leggi sulla sicurezza, istituzione della medicina del lavoro, riconoscimento di spazi di agibilità sindacale all’interno delle aziende e quant’altro)”.

Per il segretario Confsal, “a questo punto, però, è scattata, in modo insidioso e sibillino, la prevedibile reazione datoriale che si è manifestata come segue: niente più scontri, né discriminazioni per ragioni di lavoro. I vari rappresentanti sindacali, piuttosto, sono stati variamente cooptati negli organigrammi dell’azienda a vario titolo per depotenziare ogni loro velleità rivendicativa; istituzione della ‘concertazione’ per coinvolgere i sindacati nelle scelte aziendali, finalizzate più a salvaguardare il profitto aziendale piuttosto che tutelare gli interessi dei lavoratori. In tale contesto anche la parte politica ha concorso a svilire in modo occulto il molo del sindacato non più considerato come controparte sociale, ma “assunto” come partecipe (o complice?) dell’azione governativa. E così vari esponenti sindacali di vertice hanno conquistato finalmente la tanto agognata poltrona governativa (ricordiamoci di Lama, Cofferati, Marini, Benvenuto e tanti altri). E tale ‘promozione politica’ di talune sigle sindacali ha conferito ad esse il potere di promuovere leggi ad hoc, mirate soprattutto a favorire il monopolio della rappresentatività in loro favore in danno delle sigle autonome emergenti”.

Caputo insiste e continua: “Tali politici sindacalizzati e privilegiati hanno avuto modo di far approvare anche delle leggi finalizzate soprattutto a consolidare il loro esorbitante potere economico con l’istituzione dei patronati con dipendenti in aspettativa sindacale i cui contributi figurativi sono a carico dello Stato; con l’iscrizione dei pensionati al sindacato (non sempre consapevolmente!) con trattenuta sulla pensione della quota sindacale per tutta la vita; e, per finire, con stacchi sindacali retribuiti in misura generosa per fornire ai sindacati personale dipendente a costo zero; condizioni pensionistiche di miglior favore per i sindacalisti; riserva di posti nei consigli di enti pubblici; esonero dall’obbligo di presentare dei bilanci, istituzione dei Caf per consentire al sindacato di prestare un servizio con profitto, a spese del cittadino. Gli interessi economici maturati da tali sindacati in tale situazione sono diventati così preminenti e condizionanti nel tempo al punto da precludere a essi qualsiasi vera attività sindacale per non dover entrare in conflitto con il potere politico che ne favorisce le fortune. Gli esiti fatali prodotti da tale ‘transizione di campo’ del sindacato – che dai luoghi di lavoro si è insediato nelle agognate stanze del potere – si son fatti sciaguratamente sentire, ad esempio con la Legge Fornero che ha penalizzato i pensionandi, o con l’abrogazione dell’articolo’ 18 che toglie le tutele ai licenziati. Per salvare la faccia i sindacati si sono visti costretti ad alzare la voce, ma sono stati subito zittiti da Renzi che, tanto per far capire il messaggio, ha immediatamente dimezzato il cospicuo monte ore dei distacchi sindacali retribuiti, in modo che il sindacato prendesse coscienza di chi è il vero arbitro della loro agibilità. È evidente che la condizione di sudditanza economica del sindacato nei confronti dei poteri forti spiega tante cose: perché i lavoratori hanno perso il loro potere contrattuale?”. La risposta del segretario è tanto chiara quanto lapidaria: “Perché sussiste a monte un clamoroso e plateale conflitto d’interesse. Ed è, di conseguenza, altrettanto evidente che diventa assolutamente urgente una riforma totale del sindacato affinché esso torni alla sua originari funzione di rappresentante degli interessi dei lavoratori. E di essi soli!”.