Loggia massonica segreta a Castelvetrano, 27 arresti

A Castelvetrano, nel Trapanese è stata eseguita un’operazione contro una loggia massonica segreta. I carabinieri hanno eseguito 27 arresti per reati contro la Pubblica amministrazione e l’amministrazione della giustizia, nonché associazione per delinquere segreta. Sono indagate altre dieci persone. Arrestati anche esponenti politici, tra cui gli ex deputati regionale di Forza Italia Giovanni Lo Sciuto e Francesco Cascio (già presidente dell’Ars) e l'ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante.

Altre dieci persone sono indagate a piede libero, fra questi l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla. Si tratta di una operazione, denominata “Artemisia”, contro una loggia massonica segreta a Castelvetrano, il paese natale del boss Matteo Messina Denaro. Perquisiti i locali della loggia, che si trova in via Giuseppe Parini a Castelvetrano. Le 27 persone arrestate devono rispondere, a vario titolo, di corruzione, concussione, traffico di influenze illecite, peculato, truffa aggravata, falsità materiale, falsità ideologica, rivelazione ed utilizzazione del segreto d’ufficio, favoreggiamento personale, abuso d’ufficio ed associazione a delinquere segreta finalizzata ad interferire con la pubblica amministrazione. Per gli stessi reati sono stati notificati anche 5 obblighi di dimora e una misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio, nonché notificate altre quattro informazioni di garanzia.

La superloggia segreta era formata da massoni, politici e professionisti. L’obiettivo sarebbe stato quello di orientare le scelte del Comune, nomine e finanziamenti a livello regionale e anche di ottenere notizie riservate sulle indagini in corso della magistratura. Gli investigatori avrebbero scoperto anche un vasto sistema corruttivo negli enti locali, come il comune di Castelvetrano e l’Inps di Trapani. L’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana (2008-2012) ed ex deputato nazionale di Forza Italia, Francesco Cascio, è stato posto ai domiciliari: era stato anche coinvolto in un’inchiesta per voto di scambio nelle elezioni regionali del 2012. Nell’ottobre del 2016 era stato condannato in primo piano dal Gup di Palermo, con il rito abbreviato, a due anni e 8 mesi e sospeso dall’Ars per effetto della Legge Severino. Nel dicembre di due anni fa era stato assolto e riabilitato. Le indagini dei Carabinieri, coordinati dalla Procura di Trapani, avviate nel 2015, ruotano attorno alla figura di Giovanni Lo Sciuto, ex deputato regionale fino al 2017, a carico del quale sono emersi gravi indizi in ordine alla commissione di numerosi reati contro la Pubblica amministrazione con l’obiettivo di ampliare la sua base elettorale e il suo potere politico. Le indagini hanno permesso di accertare che Lo Sciuto avrebbe creato uno accordo corruttivo con Rosario Orlando – già responsabile del Centro Medico Legale dell’Inps, poi collaboratore esterno dello stesso ente quale “medico rappresentante di categoria in seno alle commissioni invalidità civili”.

Lo Sciuto avrebbe ottenuto da Orlando la concessione di numerose pensioni di invalidità per i suoi elettori, anche in assenza dei presupposti previsti dalla legge. Il medico dell’Inps sarebbe stato corrotto attraverso regali ed altre utilità, e anche attraverso l’intercessione con l’ex Rettore Roberto Lagalla, oggi assessore regionale all’Istruzione e destinatario di un’informazione di garanzia, per l’aggiudicazione di una borsa di studio a favore della figlia presso l’università di Palermo. Sono circa 70 i casi di pensioni di invalidità, attualmente al vaglio degli inquirenti, concesse a cittadini “sponsorizzati” da Lo Sciuto. L’ex deputato regionale godeva inoltre del rapporto privilegiato con il presidente dell’ente di formazione professionale Anfe (Associazione nazionale famiglie emigrati), Paolo Genco, anch’egli arrestato, con il quale avrebbe creato “uno stabile accordo corruttivo”. Lo Sciuto sarebbe riuscito infatti ad ottenere assunzioni per persone da lui segnalate oltre che appoggio elettorale e anche finanziario, in cambio avrebbe agevolato la concessione dei finanziamenti a favore dell’Anfe. Le indagini avrebbero accertato ancora l’esistenza di una associazione a delinquere promossa e capeggiata da Lo Sciuto con la collaborazione del massone Giuseppe Berlino, composta anche dall’ex Sindaco di Castelvetrano Felice Errante Jr., dall’ex Vice sindaco Vincenzo Chiofalo e dal commercialista massone Gaspare Magro che aveva come obiettivo il condizionamento dell’attività di organi costituzionali e della pubblica amministrazione. La loggia massonica segreta sarebbe stata collusa con esponenti di rilievo del mondo politico, delle forze dell’ordine, delle istituzioni e degli enti di governo del territorio, del comparto sanità e dell’imprenditoria. In particolare avrebbe condizionato scelte politiche ed amministrative, come la nomina di quattro assessori a Castelvetrano, l’assegnazione di pensioni di invalidità o indennità di accompagnamento e l’assunzione in strutture pubbliche e private. L’indagine, infine, ha infine portato alla luce diversi episodi di violazione del segreto istruttorio e favoreggiamento nei confronti di Lo Sciuto da parte di appartenenti alle forze dell’ordine e di esponenti politici regionali come l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, tratto anch’egli arrestato.

Frattanto, il Grande Oriente d’Italia nega ogni coinvolgimento. “Fra le persone arrestate e indagate in seguito alle indagini della Procura di Trapani, non figura alcun membro dell’Ordine”. Lo fa notare il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi. “Nessun iscritto all’Obbedienza massonica del Grande Oriente d’Italia – ha detto il Gran Maestro Stefano Bisi – è coinvolto in questa indagine. Ci rammarica notare come parte dell’opinione pubblica e della stampa continuino a bollare genericamente come Massoneria e come massonico lo sfondo in cui si sono perpetrati i fatti. Con la serenità che ci contraddistingue confermiamo che nessuno dei Fratelli iscritti al Grande Oriente d’Italia risulta indagato”. Nell’indagine sarebbe emersa la costituzione e l’esistenza di una struttura segreta per la quale ad alcuni degli arrestati è stato contestato il reato di associazione a delinquere secreta finalizzata ad interferire con la pubblica amministrazione in violazione della Legge Anselmi. “Nel Grande Oriente d’Italia – ha concluso Bisi – come ho più volte ribadito a tutti i livelli, non esistono logge coperte e iscritti la cui identità non sia nota”.