Nel mondo ancora miliardi di persone senz’acqua

L’accesso all’acqua potabile sicura è un diritto dell’uomo, ma non è ancora garantito a gran parte della popolazione del mondo. Nel 2015 oltre 2 miliardi (tre persone su dieci) non avevano accesso all’acqua pulita mentre 4,5 miliardi di persone (sei su dieci) non avevano servizi igienici sicuri. Lo ricorda l’ultimo rapporto dell’Unesco sullo sviluppo idrico globale dal titolo “Nessuno sia lasciato indietro”, pubblicato in vista della Giornata mondiale dell’acqua indetta dall’Onu il 22 marzo.

Nel 2017, conflitti e persecuzioni hanno costretto 68,5 milioni di persone a fuggire da casa, mentre 25,3 milioni in media all’anno sono costrette a migrare per i disastri naturali, il doppio rispetto ai primi anni Settanta, afferma l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. E il 90% circa dei disastri naturali è correlato con l’acqua (fra il 1995 e il 2015 le inondazioni sono state il 43% e coinvolto oltre 2,3 miliardi di persone mentre la siccità ha riguardato il 5% dei disastri coinvolgendo 1,1 miliardi di persone), dice l’Unesco. Il numero dei rifugiati, la categoria più vulnerabile per l’accesso all’acqua sicura, dovrebbe aumentare ulteriormente a causa dei cambiamenti climatici, dice il rapporto. Secondo le stime, circa 4 miliardi di persone (quasi due terzi della popolazione mondiale) sono soggetti a scarsità di acqua almeno per un mese all’anno. Le previsioni indicano che la domanda mondiale di acqua dovrebbe continuare a crescere dell’1% in media all’anno fino al 2050 con un incremento fra il 20% e il 30% rispetto ai livelli attuali per la crescente domanda nei paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti. L’agricoltura è il principale consumatore di acqua a livello mondiale con prelievi del 69% fra irrigazione, bestiame e acquacoltura. L’80% dei terreni viene alimentato da acqua piovana su cui viene coltivato il 60% degli alimenti mondiali. In tutto il mondo più dell’80% delle acque reflue viene scaricato nell’ambiente senza essere trattato, dice infine l’Unesco, veicolando numerose patologie soprattutto nei paesi in via di sviluppo.