A ferro e fuoco nella Capitale d’Italia

Nei giorni scorsi sono stato spinto dalla curiosità di conoscere dal vivo (e per qualche ora) il fenomeno, ormai dilagante, delle discariche abusive e dei roghi tossici di rifiuti e materiali pericolosi all’interno dei campi nomadi e nelle zone adiacenti del quartiere periferico di Tor Sapienza.

Sono stati 90 minuti amari, intensi e duri. Non avevo mai visto luoghi così degradati, abbandonati, insicuri. Eppure, siamo nella Capitale d’Italia. Una Capitale europea che dovrebbe regalarci solo immagini bellissime per il suo immenso patrimonio artistico e per la sua storia millenaria. Invece, la città deve fare i conti con il malaffare e con le emergenze di varia natura.

Roma deve essere unica: centro e periferia devono essere ugualmente rappresentate, valorizzate e servite. Dov’è lo Stato? E il Comune di Roma? Abbiamo tanti quartieri periferici isolati, abbandonati, insicuri, non serviti e circondati da discariche abusive di rifiuti pericolosi. Tali discariche (almeno 10 nel quartiere di Tor Sapienza) hanno un impatto devastante in termini di inquinamento e i roghi quotidiani causano emissione di fumi tossici e dannosi per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

Dietro al grave fenomeno dei roghi tossici nelle discariche abusive, esiste un’imponente sistema di trattamento illegale dei rifiuti, mediante l’interramento o l’incenerimento degli stessi, sia ai fini del relativo smaltimento, sia per separare i materiali e consentire il successivo recupero del rame e di altre componenti metalliche da commercializzare illegalmente con mezzi di trasporto non autorizzati.

Nel 2014 la Commissione europea intervenne con una indagine (Eu Pilot 6165/14/Envi) volta ad accertare eventuali violazioni della direttiva quadro sui rifiuti, ottenendo l’impegno dei ministeri dell’Interno e dell’Ambiente e dell’Amministrazione di Roma Capitale in merito all’adozione di misure necessarie per garantire una corretta ed adeguata gestione dei rifiuti senza danneggiare la salute dei cittadini e l’ambiente. Dopo 4 anni dall’avvio della procedura europea Eu Pilot, il fenomeno delle discariche abusive e dei roghi tossici è grave e in costante peggioramento.

Tale fenomeno è stato oggetto d’inchiesta da parte della “Commissione parlamentare sulle condizioni di sicurezza e degrado delle città e loro periferie”, nonché monitorato dall’Agenzia regionale per la Protezione ambientale della Regione Lazio, la quale ha confermato nell’estate del 2017 la presenza di molteplici sorgenti di inquinamento e l’elevato livello di agenti inquinanti quali la diossina.

Nonostante gli impegni presi dalle autorità competenti e le quotidiane denunce dei cittadini disperati, delle associazioni civiche e dei comitati di quartiere, ad oggi non sono state ancora avviate azioni concrete per contrastare la piaga dei roghi tossici.

Per combattere l’emergenza rifiuti e quella dei roghi tossici, è necessario investire negli impianti innovativi e puliti e nelle tecnologie intelligenti per una gestione corretta ed efficiente dei rifiuti e per un controllo severo del territorio. I fondi ci sono. Cosa aspettiamo?!

I cittadini di Tor Sapienza (e di altri quartieri periferici interessati da questo fenomeno) vogliono vivere e respirare aria pulita. Non possono aspettare.

Il Comune di Roma ha l’obbligo di intervenire e mettere in piedi un servizio di pulizia e di bonifica di quelle zone contaminate. Il sopralluogo che ho effettuato in quelle strade di Tor Sapienza, non è stato facile. Nonostante avessi tutti i dispositivi di protezione individuali necessari, l’aria è irrespirabile. La sindaca Raggi diceva in più occasioni: cittadini romani, il vento sta cambiando... peccato che puzzi e faccia male.

Vedo tanti giovani impegnati nelle attività di volontariato e nelle attività politico-sociali, ma ne vedo altri impegnati (giustamente) in altre zone disagiate e povere del mondo. A questi ragazzi voglio dire: restate nel vostro territorio e impegnatevi nelle associazioni civiche e nei comitati di quartiere per il bene della comunità locale e nell’interesse della nostra città capitolina. C’è tanto lavoro da fare.