Il calcio giovanile e la disgrazia-genitori

Non si vuole, in questo caso, citare Pierre de Coubertin ma una cosa possiamo certamente metterla “nero su bianco”: quando bambini di 6-14 anni frequentano società di calcio lo fanno soprattutto per divertirsi e per trascorrere in maniera sana il loro tempo libero, all’aria aperta, lontano da playstation, telefonini o passeggiate senza senso.

Loro, i bambini, si divertirebbero pure se non fosse per i loro genitori (alcuni di essi, non tutti) che pretendono dai loro pargoli prestazioni “alla Ronaldo” immaginando un roseo futuro da ricchi professionisti del manto erboso anche se, magari, i loro figlioletti si dimostrano sul campo delle vere e proprie schiappe. E se l’andamento delle cose non riesce a rispecchiare le genitoriali speranze, giù insulti indiscriminatamente distribuiti.

Loro, sempre i bambini, si divertirebbero pure se non vedessero i loro focosi padri (ma, talvolta, anche le madri) azzuffarsi furiosamente in tribuna, segno evidente che nelle menti di questi ultimi qualcosa che non funziona sicuramente c’è. Ai piccoli calciatori piacerebbe di certo disputare una normale partita di calcio se non fosse che dal pubblico (ma spesso anche dalle panchine) giungessero inviti pressanti “a farsi sentire” dagli avversari: con interventi scorretti o parolacce è indifferente.

Ma loro, gli adulti, non si rendono conto che così facendo rovinano le giovani potenziali promesse del calcio ed il loro comportamento che da mero divertimento rischia d trasformarsi in violenza fine a se stessa. I responsabili sono facilmente identificabili, senza se e senza ma.