Fnsi: giornalisti a congresso, rapporti tesi con il governo

“Libertà, diritti, lavoro nell’era delle fake news”: questo lo slogan del 28° congresso della Federazione nazionale della stampa in corso a Levico Terme. I temi intorno ai quali si concentrano maggiormente i lavori dei 312 delegati, provenienti da tutta Italia, sono quelli del presente e del futuro di un giornalismo sempre più minacciato dalle violenze e dalla profonda crisi che ha colpito l’editoria. Su proposta dei giornalisti del Trentino-Alto Adige il congresso è dedicato alla memoria del giovane cronista trentino Antonio Megalizzi, ucciso nell’attentato terroristtico di Strasburgo del dicembre 2018, mentre stava documentando gli sviluppi dell’Unione europea in rapporto con la Brexit. Un atto non soltanto simbolico ma, come osservato dal segretario Fnsi Raffaele Lorusso, la volontà di richiamare l’attenzione sulle condizioni di lavoro di tanti giovani precari come Megalizzi che dall’Italia scelgono altri Paesi europei per affermarsi professionalmente. Era un giovane che guardava al futuro e incarnava il sogno della libertà. La stessa dei tanti giornalisti con una “vita sotto scorta” per le minacce ricevute da gruppi della malavita organizzata. Pochi giorni prima dell’apertura del congresso si era tenuto un incontro nella sede della Fnsi, a Roma con Sandro Ruotolo, Maddalena Natale e in collegamento telefonico con Paolo Berizzi e Michele Albanese, Paolo Borrometi. Tutti minacciati per raccontare le loro storie di cronisti che hanno operato in territori difficili come la Campania, la Calabria, la Sicilia. Sono 21, ha ricordato il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti, i cronisti costretti a vivere sotto scorta a causa a cause delle ripetute minacce ricevute a causa del loro lavoro. Un fenomeno, assieme alle cresciute querele per diffamazione, che sta diventando sempre più l’aspetto di un vero e proprio bersaglio per mettere un bavaglio alla stampa. Non è un momento facile sotto l’aspetto economico e finanziario per il giornalismo.

Nei giorni del congresso emergevano alcune preoccupanti vertenze: la crisi della "Gazzetta del Mezzogiorno", quattro licenziamenti, di cui due membri del Cdr, al quotidiano “La Città di Salerno”, l’annuncio di licenziamenti a “Tele Diocesi Salerno”, la rottura delle trattative ad “Ascanews”, in cui l’azienda ha proceduto con la cassa integrazione, "Il Tirreno" chiudeva le redazioni di Empoli, Prato, Cecina e Pontedera, a “Metro” venivano violati i patti alla base dell’accordo sindacale con giornalisti estromessi dal lavoro, a Taranto il Prefetto è stato costretto a convocare le parti per la crisi di “Studio 100”. Sono soltanto alcune delle criticità in corso. Esiste un’emergenza informazione che riguarda tutto il Sud, non solo in Campania, ha osservato Raffaele Lorusso. Nel Mezzogiorno stanno venendo meno molti presidi storici dell’informazione. Ci sono in gioco posti di lavoro ma anche il diritto all’informazione di intere comunità. Il sindacato dei giornalisti, dopo gli attacchi alla stampa da parte di alcuni esponenti del governo gialloverde, ha invitato formalmente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Vito Crimi per un confronto sui temi del precariato, del lavoro giornalistico e sulle crisi aziendali. Per ora, come emerge da numerose prese di posizione soprattutto in merito ai finanziamenti alla stampa, non sembra che intercorrano buoni rapporti tra membri del governo e i vertici del sindacato.