Strage di Bologna: sarà riesumata la salma della vittima misteriosa

Maria Fresu aveva 23 anni al momento dell’esplosione della bomba alla stazione di Bologna delle 10 e 25 del 2 agosto 1980. Del suo corpo fu ritrovato solo un pezzo di frammento osseo da cui ricavare il Dna molte settimane dopo l’eccidio. Sulla assenza dei suoi resti è anche fiorita una letteratura complottistica che sostiene che il suo corpo mai ritrovato sia stato uno dei tanti “misteri d’Italia”. In realtà probabilmente andò disintegrata per il fatto che era di fatto seduta sopra la banchina sotto cui era stata posta la valigia contenente l’esplosivo che deflagrò.

Adesso i giudici della corte di assise di Bologna, che stanno processando a 38 anni di distanza nel tempo da quei fatti l’ex terrorista Nar Gilberto Cavallini – apparente vittima scarificale fuori tempo massimo del dogma della bomba fascista – hanno deciso di riesumare quei poveri resti in modo da dissipare ogni equivoco. Ammesso che ci sia.

Di fatto, in questo processo grandi prove contro Cavallini non sono state portate anche se la sua condanna è data per più che probabile. Tutto il copione sembra svolgersi all’insegna di un vintage delle trame nere. Si è provato a coinvolgere di nuovo Valerio Fioravanti persino nell’omicidio di Piersanti Mattarella e in quello del giornalista Mino Pecorelli. Ipotesi accusatorie per le quali l’ex capo dei Nar – accusato da pentiti giudicati inattendibili – fu ampiamente assolto circa 20 anni orsono. Ma in Italia lo stato di diritto non esiste più e quindi altro che “ne bis in idem”. Qui spesso si arriva al “ter in idem”, con processi che si replicano come cloni della stessa accusa. In compenso se qualcuno osa ribellarsi a questa prassi, come pure lo stesso Cavallini ha ingenuamente cercato di fare, si becca gli insulti e le scomuniche dei sobillatori di professione delle vittime del terrorismo. E segnatamente degli agit-prop di quelle bolognesi. È un cliché che va avanti da anni. È inutile ribellarsi. È stato deciso così all’epoca che fu stabilito che la strage doveva essere per forza fascista. Da allora i depistaggi dei servizi guidati a trazione P2 andarono tutti in quel senso. Ma dirlo, oggi come ieri, è un totem oltre che un tabù.