Vivere a Roma e rischiare la vita ogni giorno

Ormai vivere nella capitale, per come è amministrata – cioè sostanzialmente lasciata a se stessa – è come andare in guerra ogni mattina. Racconto un fatto personale – un incidente con il motorino -  accadutomi nella  tarda mattinata di venerdì sotto la galleria del Traforo, la più nota di Roma, quella che porta da via Nazionale a via del Tritone. Una galleria che tra parentesi fino a pochi giorni prima era tenuta completamente all’oscuro, forse per risparmiare sulle lampadine, con gravi rischi per la sicurezza di tutti.

Sicurezza che ovviamente non può identificarsi solo con il divieto di sbarco per i migranti. E infatti Roma, da quando c’è la Raggi, non da prima, è una città del tutto insicura. Per farla breve sono stato il terzo motorino a scivolare su un’enorme macchia di gasolio lasciata presumibilmente da uno dei tanti mezzi scassati dell’Atac che transita sotto quella galleria. I vigili si sono degnati di  arrivare a transennare e a segnalare la cosa solo tre quarti d’ora dopo  l’incidente che mi ha lasciato illeso e molto incazzato. Perché ho visto la morte in faccia. Prima di me erano scivolate altre due persone e stava già arrivando l’ambulanza per raccogliere la prima.

Quando arrivano i vigili, poi,  e constatano il disastro, il più anziano della pattuglia scende e subito dice: “qui non c’è traccia di gasolio, siete tutti scivolati sul bagnato”. L’ha subito buttata in tribuna perchè pioveva. Per poco non gli siamo saltati addosso, vittime e anche testimoni. Tutti incazzati. Se non altro per doversi riparare quei tre  - quattro cento euro di danni al motorino. Si vede che i grillini danno istruzioni ai vigili di minimizzare gli incidenti stradali. D’altronde abbiamo letto tutti la memoria dell’avvocatura del comune  in giudizio nelle cause per i danni delle buche.  Circostanza tragicomica: il vigile anziano e indottrinato non aveva quasi finito la frase odiosa che tutti i presenti hanno contestato aspramente che arrivava anche una signora in bici elettrica la quale cadeva sulla stessa macchia di gasolio non ancora transennata e si rialzava bestemmiando sotto gli occhi di tutti noi.

Totale? Non sono una vittima di professione, di quelle che si mandano i proiettili a casa da soli per finire sui giornali. Però quando sono scivolato sulla macchia di gasolio andavo piano e mi sono salvato per questo. Sono comunque andato a sbattere contro il ciglio del marciapiede e solo la mia prontezza di riflessi ha fatto si che non ci sbattessi anche la testa. Provvista  comunque di casco. Del quale peraltro non ci tenevo a saggiarne la resistenza. Sono arrabbiato e solo per questo vorrei essere risarcito almeno con uno “scusa” da parte di questo sindaco ectoplasma  che a forza di tirare a campare su tutto - cioè strade, buche, autobus, mondezza e quant’altro - ha trasformato la giornata di ognuno di noi a Roma in un percorso di guerra. Pure per lei, comunque, arriverà il “Vaffaday”.