Nove arresti per il nuovo stadio della Roma

Bufera sulla capitale. I carabinieri hanno effettuato nove arresti nell’ambito di un’inchiesta su un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie di reati contro la Pubblica amministrazione, in relazione alle procedure per la realizzazione del nuovo stadio della Roma. L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo. In totale le persone coinvolte nell’indagine sono sedici: nove arrestati, di cui tre ai domiciliari e sette indagati. Dopo gli arresti, così si apprende da fonti comunali, il progetto dello stadio della Roma, un investimento da un miliardo di euro, probabilmente sarà fermato. Sono stati arrestati l’imprenditore Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova, che sta realizzando il progetto, e cinque suoi collaboratori. Ai domiciliari sono finiti Luca Lanzalone, il presidente di Acea, la multiservizi di cui il Comune di Roma detiene il 51 per cento. Lanzalone ha seguito, in veste di consulente per la giunta Cinque stelle, lo studio sulla struttura che dovrebbe sorgere a Tor di Valle. Ai domiciliari è finito anche il vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi di Forza Italia, l’ex assessore regionale all’Urbanistica Michele Civita del Pd. Sono stati indagati il capogruppo del Movimento 5 stelle in Campidoglio Paolo Ferrara, il capogruppo di Forza Italia Davide Bordoni, ex presidente del decimo municipio, e Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma e candidato per i pentastellati al Senato alle elezioni del 4 marzo. Paolo Ielo ha precisato che “l’Associazione sportiva Roma non c’entra nulla con l’inchiesta”. Per il presidente della Roma James Pallotta, “la Roma non fatto nulla di male. Siamo stati trasparenti. Non vedo perché il progetto stadio si debba fermare. Tutti lo vogliono e si deve andare avanti. Risolveremo tutto”. Secondo la sindaca di Roma Virginia Raggi, “se è tutto regolare, il progetto andrà avanti. Chi ha sbagliato pagherà, noi stiamo dalla parte della legalità”.

Dall’inchiesta risulta che, oltre alla contestazione dell’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, ci sarebbero due contestazioni per traffico di influenze, quattro contestazioni per emissione di fatture per operazioni inesistenti, cinque episodi di corruzione, due contestazioni per finanziamento illecito ai partiti. Le tangenti sarebbero state date in tre diverse modalità: in contanti, tramite le assunzioni di amici e parenti e attraverso delle consulenze. Per gli inquirenti, Lanzalone avrebbe ottenuto dal gruppo Parnasi la promessa di consulenze per un valore di 100mila euro, mentre Palozzi avrebbe ottenuto 25mila euro grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Civita avrebbe ottenuto una promessa di assunzione del figlio da parte del gruppo Parnasi. Bordoni avrebbe ricevuto una somma in contanti. Ferrara avrebbe ottenuto da parte del gruppo Parnasi una promessa di realizzazione di un progetto di ristrutturazione del municipio di Ostia. A Vaglio viene contestato di “aver compilato la fattura per operazioni oggettivamente inesistenti per consentire alla società Eurnova o ad altre società del gruppo Parnasi di evadere le imposte sui redditi”. Lanzalone, tra il gennaio e il febbraio del 2017, avrebbe portato avanti una mediazione con l’Amministrazione comunale e la Eurnova, la società di Parnasi, che ha acquistato i terreni dell’ippodromo di Tor di Valle, dove dovrebbe sorgere la nuova struttura, dalla società Sais della famiglia Papalia. La mediazione ha portato ad una modifica del primo progetto con una riduzione delle cubature degli immobili  e la cancellazione delle due torri del grattacielo vicino all’impianto.