Braccio di ferro sul calcio in tv

La rivoluzione televisiva del calcio è piena di incognite e tensioni. I protagonisti della partita (la seria A di Malagò-Miccichè, i gruppi editoriali come Sky, Mediaset, Tim che dovranno trasmettere gli incontri) sono giunti al momento della verità. Il campionato inizia il 19 agosto. La conclusione dell’asta dei diritti del calcio non più in chiaro interessa anche i consumatori/clienti che guardano con preoccupazione il pericolo dello “spezzatino” degli orari e delle giornate che potrebbero comportare la necessità di acquistare due abbonamenti per vedere l’intera serie A.

La battaglia per l’assegnazione dei diritti televisivi va avanti da febbraio quando l’asta fallì per la bassa offerta di Sky e la non partecipazione di Mediaset. Poi dopo il secondo flop di giugno è subentrato il gruppo spagnolo MediaPro, il cui pacchetto di maggioranza nel frattempo era passato ai cinesi.

L’offerta di un miliardo e 50 milioni all’anno per un triennio sembrava accontentare le richieste della Lega calcio interessata fin dall’inizio ad ottenere per i vari pacchetti una cifra superiore ai 3 miliardi nel triennio. L’intermediario spagnolo dopo aver versato 64 milioni di caparra avrebbe dovuto pagare una fideiussione di 1,6 milioni di euro ma lo strumento individuato non offriva per la Lega garanzie valide a fronte del valore del campionato italiano.

Gli operatori se vogliono il calcio in tv devono pagare i vari pacchetti nessuno dei quali comprende tutti i match e trasmettere in esclusiva non più per piattaforma ma per prodotto spalmato tra sabato, domenica e lunedì e su varie fasce orarie.

L’ultima scelta decisa dalla Lega Calcio è quella di adeguare anche l’Italia agli standard degli altri campionati europei, ossia valorizzando le singole partite. Stop quindi al calcio in chiaro. Il pacchetto principale (il n. 5) comprende 114 partite, 8 gare pick per una base d’asta minima di 452 milioni su tre fasce orarie. Per il sesto e il settimo si dovranno spendere 408 o 240 milioni, avendo però meno possibilità. Gli highlights (la sintesi degli incontri) potranno essere trasmessi solo dopo le ore 22.

In queste condizioni c’è già una vittima sacrificale: il mitico e storico “90° minuto” della Rai che andava in onda sui Rai 1 alle ore 18 e che ha tenuto legati alla tv pubblica milioni di “calciofili”, suscitando le prime reazioni e polemiche dopo gli interventi dai campi di giornalisti diventati famosi come Luigi Necco, Marcello Giannini, Tonino Carino, Cesare Castellotti, Franco Strippoli.

Altre vittime potrebbero essere i consumatori per l’aumento degli abbonamenti nell’ipotesi che Sky conquisti due pacchetti e un altro Mediaset. In questa complessa partita resta fuori la salvaguardia dei telegiornali ai quali resta il diritto di cronaca per servizi flash di due minuti. Ma non è chiaro se per partita o complessivamente. Altro aspetto da chiarire è quello dell’uso dei sistemi digitali che potranno trasmettere le immagini di calcio 3 ore dopo la conclusione degli incontri.

Per ora gli appassionati di calcio, in attesa delle novità di agosto-settembre, si consoleranno per un mese con le 64 partite del mondiale che parte a Mosca con la partita Russia-Arabia Saudita con la finale il 15 luglio. Il palinsesto Mediaset, presentato dall’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi, è un colossale mix tra calcio e intrattenimento con una squadra di giornalisti capeggiata da Sandro Piccinini, Luigi Pardo e Massimo Callegari, assistiti dai tecnici Ciro Ferrara, Giovanni Galli, Daniele Massaro e un cast di attori con Belen Rodriguez, Ilary Blasi, Diego Abatantuono, la Gialappa’s Band, Nicola Savino. L’assenza degli Azzurri al Mondiale ha permesso al gruppo di Cologno Monzese l’acquisto di tutto il pacchetto ad appena 70 milioni, già ammortizzati dagli introiti della pubblicità.