Nuovo rinvio per Charlie, un medico: “Tentare la cura”

La sorte del piccolo Charlie Gard rimane incerta. Ieri, al termine di nuova e lunga udienza all’Alta Corte britannica, il giudice non si è sentito di stabilire se il bimbo affetto da una malattia molto rara debba tentare o meno una cura alternativa negli Stati Uniti, ed ha stabilito di aggiornare i lavori a oggi. Ma soltanto per preparare un nuovo incontro tra le parti in causa, che restano ancora distanti. Nel frattempo, però, un medico americano secondo cui ci sono buone possibilità di migliorare le condizioni del bimbo ha dato la disponibilità ad andare a Londra per visitarlo.

In udienza preliminare, il giudice Nicholas Francis si era detto disposto a cambiare la sua precedente decisione in cui dava ragione ai dottori del centro pediatrico inglese dove Charlie è ricoverato, propensi a non far più soffrire il bimbo di 11 mesi staccandogli i macchinari che lo tengono in vita, ma solo a patto che le nuove informazioni in possesso dei coniugi Gard sull’efficacia di una terapia alternativa fossero inoppugnabili. Così stamane è stato ascoltato in videoconferenza un neurologo americano, che la Corte ha stabilito di mantenere anonimo.

Lo specialista ha spiegato che nuovi test condotti su cavie hanno mostrato che è possibile un miglioramento delle funzioni cerebrali di Charlie. Inoltre, ha affermato che i medici britannici potrebbero essersi sbagliati sul fatto che il bimbo abbia un danno al cervello, e che se al contrario si trattasse di un problema muscolare, le nuove terapie potrebbero funzionare. “Vale la pena provare”, ha detto, spiegando che c’è una probabilità del 10 per cento di un “successo clinicamente significativo”, che potrebbe arrivare fino al 56 per cento nelle possibilità di un miglioramento. Così, quando il giudice gli ha chiesto: “Se aggiorno il caso per qualche giorno lei verrebbe a Londra?”, il medico ha risposto: “Se fosse necessario, con piacere”.

Il Great Ormond Street Hospital, dove Charlie resta in vita respirando artificialmente, ha ribadito la contrarietà al trasferimento del bimbo negli Usa, rilevando che è meglio staccare la spina. In aula, il legale dell’ospedale Katie Gollop ha letto una nota molto chiara in questo senso: “Un mondo in cui soltanto i genitori parlano e decidono per i figli senza che ai figli vengano riconosciuti una identità o diritti autonomi e senza che un tribunale possa proteggerli non rientra nel modo in cui l’ospedale cura i propri pazienti”.

Non sono mancati i momenti di tensione. I genitori di Charlie, che da mesi si battono per tentare tutte le cure possibili, sono usciti dall’aula bruscamente criticando il giudice per aver travisato le loro dichiarazioni sulla qualità della vita del bimbo. La madre, Connie Yates, ha ribadito che secondo loro il bambino “non sta soffrendo” e che “se invece soffrisse noi non saremmo qui a lottare”. Il giudice si è scusato e nel pomeriggio i coniugi Gard sono rientrati in aula. Nemmeno stavolta, tuttavia, c’è stata la svolta che la coppia tanto attendeva. Il giudice ha convocato una nuova udienza per oggi pomeriggio, che tra l’altro dovrebbe essere ancora interlocutoria. L’obiettivo, infatti, è di preparare un incontro tra le parti, in vista - spera l’Alta Corte - di un accordo che finalmente sblocchi la vicenda.