Il dado è tratto

È stata proprio un’agenzia dell’Eurogruppo a smentire definitivamente Giuseppe Conte, mentre in Senato ieri pomeriggio cercava per l’ennesima volta di far passare lucciole per lanterne, “Il Mes è approvato e si può solo ritardare di un paio di mesi la sua attivazione”, citava l’agenzia, punto.

Insomma, giocare sul filo delle parole intorno all’interpretazione del verbo “firmare” è una ipocrisia che agli italiani non serve, perché i cittadini hanno capito bene come stiano messe le cose sul cosiddetto fondo salva stati, European Stability Mechanism.

Ecco il motivo per il quale il ministro Roberto Gualtieri nell’illustrazione dell’organismo, mutuando il Metastasio con voce dal sen fuggita, ha sottolineato la sua immodificabilità. Roma locuta, causa finita, direbbe Sant’Agostino, per farla breve, il caso è chiuso il Mes è convalidato.

Sia chiaro, prima della ratifica definitiva si cercherà di cambiare qualche minuzia, giusto per attaccarsi al fumo della pipa, ma difficilmente Francia e Germania faranno retromarcia sui punti basilari del Mes, che evidentemente a giugno scorso Conte e Tria hanno condiviso. Infatti il punto dirimente è proprio questo, in quella occasione premier e ministro, firma o non firma, prima di avallare avrebbero dovuto chiedere tempo per riferire al Parlamento le clausole modificate, e solo dopo semmai confermare la condivisione italiana del trattato.

Viceversa, appare evidente che già a giugno da parte del Governo ci sia stato il semaforo verde, poco conta se questo sia avvenuto verbalmente, con un visto, una sigla, una alzata di mano, piuttosto che con una firma olografa su carta, la sostanza è quella sfuggita a Gualtieri, c’è stato l’ok di massima. Sta tutta qua la debolezza esoterica del discorsetto di Conte alla Camera e al Senato, sul fatto che ancora nulla sia firmato, altrimenti dall’Eurogruppo ieri non sarebbe mai partita un’agenzia per specificare l’approvazione del Mes, salvo l’ufficializzazione dai vari Parlamenti Ue.

Ecco perché ha ragione il centrodestra, hanno ragione Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi quando parlano di estromissione del Parlamento riferendosi non al dibattito finale per la ratifica, ma alla discussione preventiva delle clausole di un accordo che per l’Italia sono inequivocabilmente pericolose.

Viene infatti da sorridere a sentire Conte sostenere il Mes perché quando si presta danaro sia giusto chiedere garanzie, ci mancherebbe, ma altro è pretendere una fideiussione, una copertura reale, come farebbe chiunque, altro è stabilire l’obbligo essenziale del come e cosa mettere sul tavolo. Sarebbe come se per un prestito ci dicessero ok, ma a patto di garantirlo con un bene preciso il cui valore in via esclusiva sarà stabilito dal Mes, e fossimo obbligati ad accettare un giudizio ufficiale di solvibilità sovrana e a seguire una road map per ristrutturarla se fosse ritenuta insufficiente.

Pensate voi cosa accadrebbe in quel caso ai 400 miliardi di titoli sovrani che sono nella pancia delle nostre banche, lo spread volerebbe alle stelle, il valore dei titoli crollerebbe, le banche sarebbero obbligate a compensare sulla pelle dei risparmiatori e degli investitori, un cataclisma economico. Basterebbe una ristrutturazione del debito al 70 per cento per creare di botto un buco di oltre 120 miliardi di euro, un terremoto finanziario, provocato da una valutazione del Mes inappellabile e inattaccabile perché nelle clausole è prevista l’immunità totale dell’organo giudicante, pazzia.

Siamo di fronte alla cessione di ogni sovranità verso un istituto disegnato come gran parte dei trattati Ue, a immagine e vantaggio dell’asse franco-tedesco e soprattutto del sistema bancario tedesco che con la Deutsche Bank, per via dell’enormità di derivati in pancia, è in crisi nera. Ecco perché avremmo dovuto opporci, questo Governo rischia di mettere in ginocchio L’Italia come sta facendo con la manovra, con l’Ilva, la prescrizione, le tasse e la galera a gogò, il dado è tratto ed il re è nudo, il centrodestra ha ragione da vendere sul Mes e sulle dimissioni del Governo, si torni al voto.