Il Governo in bilico e un Parlamento attendista

Per andare a votare ad ottobre 2019 dovrebbero essere indette elezioni politiche entro (e non oltre) la mezzanotte del prossimo 20 di agosto. Ma, prima d’indire eventuali elezioni, il Presidente della Repubblica (come da consolidata tradizione) dovrebbe procedere alla ricerca di eventuali nuove maggioranze parlamentari. Eventualità, secondo i beninformati, già sul tavolo di Sergio Mattarella che, come ben noto, è persona che ama tener conto (come nella tradizione di Carlo Azeglio Ciampi) dei desiderata dei “poteri bancari europei”. Questi ultimi, in completa sudditanza dei mercati, avrebbero già bollato le elezioni anticipate come “momento di tensioni ed instabilità per i mercati”.

Ergo, Mattarella (di concerto con l’Ue) vorrebbe premier Mario Draghi al posto di Giuseppe Conte, affiancato da un vice con delega economica di nome Mario Cottarelli: con un terzo nome la Troika sarebbe al completo.

Qualora s’avverasse questo sogno erotico-finanziario, alle prossime elezioni (anche tra tre anni) Matteo Salvini avrebbe frecce nell’arco per dire all’elettorato ogni male dell’Unione europea, di Mattarella e dei poteri bancari. Perché una cosa è certa, un governo “tecnico” di coalizione (tutto contro la Lega) metterebbe subito all’ordine del giorno il cambio della legge elettorale, e per cercare di scongiurare tecnicamente le future vittorie della Lega. La scusa verrebbe fornita sul piatto dal “tecnico” Carlo Cottarelli, che punterebbe sulla riduzione dei costi della politica attraverso la riduzione del numero dei parlamentari.

Ecco perché se Salvini spera nella crisi non è detto che Mattarella ci mandi a votare. Un Esecutivo tecnico metterebbe subito in calendario la nuova legge elettorale, l’abolizione del reddito di cittadinanza (per motivi di bilancio), il congelamento della “quota cento” e l’Iva oltre il 25 per cento. Ma la data del 20 agosto sarebbe davvero l'ultima legalmente buona per portarci alle urne politiche ad ottobre? Secondo alcuni addetti ai lavori si tratterebbe solo di alchimie, facilmente spacciabili in considerazione dell’impari rapporto tra certa dirigenza di Stato e la poca autorevolezza di molti eletti.

Di certo c’è solo che, a qualcuno piacerebbe che ad approvare (entro il 31 dicembre) la legge di bilancio sia una maggioranza diversa da quella giallo-verde. Entro metà ottobre l’Italia dovrà mandare all’Unione europea il testo della manovra economica, e la Commissione Europea dovrebbe esprimersi in merito non oltre il 30 novembre. Ormai è palese che il Colle non gradisca una legge di bilancio irriverente dei poteri Ue. Ma è anche chiaro che il Pd non voglia fare un favore a Salvini accordandosi con Forza Italia o Movimento 5 Stelle nell’appoggio ad un governo tecnico “lacrime e sangue”.

Una situazione apparentemente senza via d’uscita, a cui va aggiunto che al voto non vuole andarci nessun parlamentare. Una sorta d’attendismo sta ora pervadendo la classe politica, e molti camuffano questo stato d’animo addebitando l’accidia al caldo ferragostano.