Matteo Salvini stacca la spina al governo gialloverde

Matteo Salvini fa sul serio. Ritiene concluso l’esperimento di governo con i pentastellati. La Lega stamattina ha infatti presentato in Senato una mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte. Ieri, In un faccia a faccia drammatico a Palazzo Chigi, Salvini dice allo stesso Conte: “Si è rotto il rapporto di fiducia. Non ci sono più le condizioni per andare avanti, col voto sulla Tav abbiamo preso atto che non è più possibile fare le riforme”. In serata conferma la sua posizione durante un comizio a Pescara. È il comizio che ufficializza la crisi del governo gialloverde, dopo il varo, appena 14 mesi fa.

Il ministro dell’Interno è chiarissimo: pretende il voto ad ottobre. Cerca di sfruttare il consenso che gli accreditano i sondaggi. Pare che la Lega sia prossima al 40 per cento. A questo punto, basterebbe una coalizione a due con Giorgia Meloni. Non a caso, la leader di Fratelli d’Italia, ha subito invocato un governo sovranista per il Paese. Il messaggio è evidente: Silvio Berlusconi, al momento, è tagliato fuori dal gioco.
Quella di ieri è stata una giornata lunghissima. In cui voci, indiscrezioni e conferme si sono rincorse per ore. Nel colloquio a due con il presidente del Consiglio, Salvini fa capire che il suo non è un bluff. “Inutile – sostiene il leader leghista – andare avanti fra no, rinvii, blocchi e litigi quotidiani. Ogni giorno che passa è un giorno perso”.

Ma Conte non ci sta: “Non sarò io a dimettermi, la crisi passa prima dal Parlamento“. L’incontro si conclude alle 18. Anche il presidente della Camera Roberto Fico sale al Colle, insieme alla presidente del Senato Elisabbetta Casellati. Frattanto, Luigi Di Maio attacca l’ex alleato su Facebook: “La Lega ha preso in giro gli italiani. Prima del voto approviamo la riforma che taglia 345 parlamentari, poi siamo pronti”. Dal palco di Pescara Salvini replica con una rasoiata: “Piuttosto che tenere fermo il Paese diamo la parola agli italiani“.

Conte convoca la stampa a Palazzo Chigi, per alcune comunicazioni, Ma non è possibile porre domande. Uno strano modo di dialogare con i giornalisti. Tanto valeva postare un video su Facebook. Ma, prima di parlare, attende la fine del comizio salviniano. Così, prende la parola ad un’ora che racconta tutta la drammaticità della situazione. Sono le 22.45. Il premier sceglie la linea dura. Di fatto, restituisce pubblicamente il guanto di sfida lanciato da Salvini in privato. È una mossa inusuale per l’aplomb del capo del governo.

“Venga in Parlamento – sostiene Conte, riferendosi al leader leghista – a spiegare perché vuole la crisi. Come ho già chiarito nel corso della mia informativa resa al Senato sulle inchieste russe personalmente non considero il confronto tra governo e Parlamento un molesto orpello del nostro sistema democratico ma la vera essenza della nostra forma di governo e in particolare di una democrazia parlamentare”.

Per il premier, “spetterà a Salvini, nella sua veste di senatore, spiegare al Paese e giustificare agli elettori che hanno creduto nella prospettiva del cambiamento le ragioni che lo portano a interrompono bruscamente l’azione di governo. Confido che il passaggio parlamentare contribuirà a fare piena chiarezza sulle scelte compiute e sulle responsabilità che ne derivano. In Parlamento a tutti gli italiani dovremo dire la verità e non potremo nasconderci dietro dichiarazioni retoriche e slogan mediatici”.

Conte dice che farà “in modo che questa crisi sia la crisi più trasparente della storia repubblicana. Mi riservo di contattare i presidenti di Camera e Senato per permettere alle Camere di tornare a riunirsi. Il passaggio dovrà svolgersi davanti ai parlamentari che sono i rappresentanti delle nazione e di tutti i cittadini. Trasparenza e cambiamento sono stati i valori di questo governo e vigilerò perché siano rispettati fino all’ultimo giorno”.

Poi conclude: “Questo governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Questo governo da me coordinato si è adoperato incessantemente per realizzare innumerevoli progetti di riforma a beneficio di tutti gli italiani. Non accetterò più quindi che vengano sminuiti la dedizione, la passione con cui gli altri ministri, tutti i viceministri, tutti i sottosegretari, insieme a me, hanno affrontato l’impegno di governo. E non posso accettare che sia svilito il cospicuo lavoro svolto dai parlamentari”.

Luigi Di Maio, che lasciato la scena al premier, si fa intervistare dal Tg1 dopo le accuse di Conte nei confronti del ministro dell’Interno. “Salvini ha fatto cadere il governo che ha fermato gli sbarchi, ridato lavoro, votato la legge anticorruzione, fatta quota 100. Lo ha fatto cadere perché ha messo i sondaggi davanti agli interessi del paese, nella storia questo si paga, gli italiani non sono sprovveduti”.

Il vicepremier grillino lancia l’ultimo affondo. “Con le elezioni di ottobre ci sarà un governo che si insedierà a dicembre, il che farà aumentare l’Iva. Noi siamo pronti al voto. Noi stavamo per togliere le concessioni autostradali ai Benetton e la Lega si è sempre opposta e adesso ha fatto saltare questa operazione e andranno a commemorare le vittime del Ponte Morandi senza fare questa cosa. Se è vero che vuole andare al voto perché non tiene alle poltrone, allora si taglino i 345 parlamentari”.