Governo, il balletto continua: Di Maio “esclude” la crisi

Ieri Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno danzato sull’orlo del precipizio per tutta la giornata. Poi, come sempre, in serata tutto è rientrato. Finita la musica, i due ballerini si sono scambiati i soliti messaggi. Che, stavolta, sono stati di cortesia, non d’amore. Oggi, dopo il duello rusticano, il leader grillino, davanti alle telecamere di Agorà estate, su Rai Tre, rivolgendosi al capo leghista, ha detto che esclude “la crisi. Si tratta solo dinamiche tra forze diverse. È auspicabile che oggi ci parliamo e ci vediamo: è giusto che ci incontriamo, ci chiariamo e andiamo avanti, perché c’è il Consiglio dei ministri ed il tavolo autonomia”.

Ma ieri il ministro dell’Interno aveva detto: “Non vado al Consiglio dei ministri e neanche al vertice sulle Autonomie. Il venerdì lo dedico ai figli e non a Di Maio. Per queste ragioni, il ministro del Lavoro stamattina ha cercato l’avvicinamento: “Portiamo soluzioni ai cittadini e non problemi. Ogni volta cerco sempre di trovare un’intesa e una mediazione per gli italiani. L’ultima volta ho sentito Salvini due giorni fa, per il decreto sicurezza. Nulla di anomalo, non ci sentiamo ogni giorno. Sento la mia ragazza ogni giorno, non Salvini”. Eppure, sottotraccia, tra i pentastellati tiene banco il caso sui presunti fondi russi alla Lega. “Se avessi sospetti su Salvini non sarei al governo”, ha dichiarato Di Maio. Ma non esclude l’istituzione della Commissione d’inchiesta sui fondi avuti da tutti i partiti, “incluso il nostro”, ha chiosato.

Intanto, ieri Giuseppe Conte ha incontrato Sergio Mattarella. Al capo dello Stato il premier ha confidato le sue preoccupazioni rispetto alla situazione di crisi permanente che vive il suo governo. Ma, data per acquisita la chiusura della finestra elettorale, il presidente del Consiglio non esclude più un dialogo con l’opposizione. Che tradotto vuol dire Pd. In buona sostanza, Conte si sta confrontando con i prodromi di un possibile ribaltone fondato su un’alleanza tra grillini e i dem. Gli oppositori dell’operazione sono molti: dallo stesso Di Maio (la cui leadership è ormai in caduta libera) a Matteo Renzi. L’ex premier, infatti, ha proposto la mozione di sfiducia contro Salvini. È un modo evidente per stanare i pentastellati, costringendoli a stringersi attorno al leader leghista. Ma il vero pontiere dell’accordo Pd-M5s, come ha scritto Eugenio Scalfari su Repubblica, potrebbe essere proprio Conte. Già, il capo del governo ci ha preso gusto. Ora pretende pure di comandare.