Italia-Ue: contrasto all’immigrazione illegale

L’Italia deve essere politicamente e culturalmente vicina agli Stati Uniti e condividere la politica di Donald Trump di contrasto all’immigrazione illegale. Ancora meglio, se l’Italia riesce a coltivare rapporti diplomatici ed economici con la Russia di Vladimir Putin. Buon per noi e per i nostri imprenditori, per i nostri commerci. Certo, non bisogna dimenticare che il posizionamento dell’Italia nel mondo sia all’interno della Nato, dentro il blocco occidentale.

Dunque, i legami strategici tra gli Stati Uniti e l’Italia devono essere stabili e profondi, fondati su totale lealtà. Ma in Italia deve essere coltivata la legge. A questo proposito, è necessaria una profonda riforma della giustizia del nostro Paese. I cosiddetti buonisti fanno finta di abbracciare l’umanità con compassione e pietà, per farsi essenzialmente gli affari personali e di famiglia.

Carola Rackete, ad esempio, ha violato e viola il diritto – sia italiano che internazionale – prendendo una barca ed andando a prendere i profughi, in dolosa collaborazione con i trafficanti di uomini. Lo stesso vale per la sinistra italiana. La collaborazione con gli scafisti è reato e come tale va perseguito. Chi applica la legge non è responsabile della laida propaganda degli opportunisti. Sui barconi di Carola e gli altri si trovano clandestini stranieri irregolari.

Ma Papa Bergoglio e i sinistri non hanno il coraggio della verità. Sono cento milioni i migranti che dalla sola Africa vogliono venire in Italia. Non in Europa. Anche perché la Francia di Emmanuel Macron e la Germania di Angela Merkel li rispediscono da noi. Ma in Italia non riusciamo a presidiare i nostri confini. Deve essere chiaro: bisogna applicare la legge e contrastare i clandestini.

L’Italia, che è Paese ricco e importante dell’Ue, deve comunicare all’attuale Europa franco-tedesca, la rimodulazione delle regole comuni. A partire dall’euro. In buona sostanza, l’Italia deve uscire dalle regole europee dell’euro che la vincolano e ne ostruiscono la crescita – l’euro blocca in eterno la crescita e il futuro benessere italiani – ristrutturando e riformando le regole d’Europa. Il nostro importante Paese è gravato da un iper assistenzialismo e da corpose inefficienze che richiedono riforme. Impossibilitati a realizzarle, l’Italia rimane, così com’è oggi, incastrata nella fissità dell’euro che ci condanna a non potere mai crescere. Svalutabilità e oscillabilità del nostro denaro sono per noi linfa vitale. Ma l’euro è oggi la nostra tomba. Che va modificata, cambiata, resa oscillabile, riformata. La presidenza franco-tedesca di Ursula von der Leyen si è immediatamente insinuata tra i minatori della compattezza e della stabilità politica italiana e lavora a minare le basi delle riforme necessarie per lo sviluppo dell’Italia in Europa.