Decreti ingiuntivi senza il giudice: lettera aperta ai senatori della Lega

La nuova legge sui decreti ingiuntivi (che acclara non via sia più bisogno del giudice) non deve essere approvata. Se passasse si risolverebbe in una sorta di quotidiana persecuzione dei cittadini. Pertanto s’invitano i proponenti ed i firmatari (il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo, ed i senatori della Lega Andrea Ostellari, Simone Pillon, Emanuele Pellegrini e Massimo Candura) ad evitare questo macroscopico errore politico che creerebbe enorme nocumento ai tanti cittadini perseguitati dagli uffici legali di municipalizzate, ex Equitalia (oggi Agenzia delle Entrate), consorzi di bonifica, enti strumentali di Regioni ed ex Province, Comuni, enti accertatori, grandi aziende telefoniche ed energetiche. Insomma, l’ecatombe.

Perché in Italia non basta fare le cose per bene pagando fino all’ultimo centesimo: infatti gran parte delle sanzioni perseguitano il cittadino per cosiddetti “errori formali”, inspiegabili rimpalli di competenza ed astrusi iter burocratici. Valga per tutti l’obbligo di comunicare il delta energetico di una nuova caldaia all’Enea (un vero calcolo ingegneristico), oppure la multa comunale per non aver aggiornato a “norma Ue” il cartello di un passo carrabile regolare ed autorizzato. Vere e proprie follie, per non dire angherie della Pubblica amministrazione verso i cittadini, prossimi forse a gesti scomposti e violenti contro gabellieri ed accertatori.

Comunque, se passasse questa legge, toccherà all’avvocato del creditore emettere il decreto ingiuntivo, ed in via totalmente privatistica, senza alcun assenso del giudice. E rimane al giudice la mera “provvisoria esecutività”. L’opposizione, previo ricorso, sarebbe unicamente a carico del debitore. Insomma, un passaggio in meno dal giudice, e compito che renderebbe gli avvocati invisi più di quanto lo siano mai stati.

Il disegno di legge è in discussione alla Commissione Giustizia del Senato, e ieri è scaduto il termine per presentare gli emendamenti. Prevede che l’avvocato difensore del creditore possa emettere i decreti ingiuntivi senza più bisogno del giudice: società come Acea, Enel, Eni e consorzi vari si stanno già preparando a far emette dai legali “decreti ingiuntivi” forfettari e cumulativi, atti a pretendere somme senza entrare nello specifico. Un vero e proprio saccheggio patrimoniale, specie se si considera che, un buon quaranta per cento dei crediti vantati da enti e società sono ormai prescritti o non dovuti (è il caso delle cartelle pazze). Così il creditore di una somma di danaro (anche liquida o non proprio formalizzata) si potrà recare dal suo avvocato che, verificati sommariamente i presupposti, emetterà un’ingiunzione di pagamento da notificare al debitore. Quest’ultimo avrà 20 giorni (non più 40 come oggi) per opporsi.

Con questa riforma salta l’intermediazione giudiziaria: la relazione di accompagnamento al disegno di legge parla apertamente di “lentezza e farraginosità” dell’attuale procedura di recupero crediti. Ergo, elimina il passaggio dal giudice civile per l’emissione del decreto: ritenuto nella legge non necessario, in quanto si tratterebbe di “una mera verifica cartolare” che non richiederebbe l’intervento giurisdizionale.

Una legge che spalanca la porta dell’atto di parte, privo di contraddittorio e di verifica del giudice. Così l’ingiunzione di pagamento emessa dall’avvocato non sarà provvisoriamente esecutiva: il legale munito di procura rilasciata dal suo cliente, farà quello che oggi fa il giudice. Ovvero dovrà accertare se ci sono le condizioni di legge (ed i requisiti) per l’emissione del decreto. Se l’avvocato non compisse questa verifica, o saltasse i passaggi necessari, la legge prevede solo sanzioni disciplinari.

La proposta di legge è ancora in discussione parlamentare, ma sta già suscitando un vespaio di critiche: soprattutto per il rischio di decreti ingiuntivi falsi, basati su fatture false o ottenuti attraverso altri tipi di abusi. Rimane immutata la procedura d’opposizione al decreto ingiuntivo: il debitore può ricorrere qualora ritenga infondata la pretesa o voglia contestarla. Così romane il controllo giurisdizionale (il contraddittorio) quando il debitore s’opporrà con ricorso (e non più citazione) entro 20 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo.

Rimane il danno per l’opponente, che dovrà pagare il contributo unificato: “è lui che chiede l’intervento del giudice, non certo il creditore, il quale invece ha solo diritto ad essere pagato!”, spiega la relazione d’accompagnamento alla proposta. E se l’opposizione verrà giudicata infondata, il debitore dovrà anche pagare una sanzione ed una somma risarcitoria aggiuntiva. Per agevolare il compito del legale incaricato del recupero del credito, la nuova norma gli consente di procedere direttamente alla ricerca telematica dei beni del debitore da pignorare: viene così saltato il passaggio del giudice che autorizza l’ufficiale giudiziario all’indagine patrimoniale. Secondo i proponenti (Ostellari, Romeo, Pillon, Pellegrini e Candura) “s’eliminerebbero i filtri preventivi del giudice civile sull’emissione del decreto ingiuntivo”. Ma i proponenti dovrebbero un po’ documentarsi. Così da scoprire che a Roma (ma anche a Milano ed a Palermo) c’è gente che fabbrica crediti dal nulla per appropriarsi di case e ville, auto ed oggetti d’arte. Circa due anni fa, si scopriva che le cartelle esattoriali inviate a due anziane signore (qualche milione di euro) erano state fabbricate da un funzionario pubblico amico d’un immobiliarista, il cui fine era convincere le due vecchiette a svendere un elegante villino stile liberty. Fermate questa legge, è una valanga sul popolo italiano.