Siri-Di Maio: idee opposte sulla Flat tax

A proposito della Flat tax, Armando Siri e Luigi Di Maio sono promotori di visioni contrapposte. Secondo l’ex sottosegretario leghista ai Trasporti e alle Infrastrutture, l’idea si rivelerà un’autentica rivoluzione fiscale, a vantaggio di imprese e famiglie. D’altro canto, il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico grillino non nasconde le proprie perplessità sulla reale efficacia del provvedimento. Entrambi vengono ospitati dal Sole 24 ore.

Per Siri, l’aliquota unica al 15 per cento sarà a misura di famiglia fiscale. Considerato tra i principali riferimenti del Carroccio per il progetto fiscale, l’ex sottosegretario illustra il progetto in un’intervista al quotidiano economico-finanziario, richiamata in prima pagina. “La nostra proposta originaria – sottolinea – prevedeva il 15 per cento per tutti con una deduzione fino a tremila euro. Questa è una fase intermedia ed è articolata sulle dimensioni del nucleo e sui redditi disponibili: fino a 30mila euro per un single, fino a 55mila euro per i nuclei monoreddito con figli e stiamo pensando di arrivare a 65mila euro per i nuclei con figli ma con più redditi disponibili”. E chiarisce sulla ‘famiglia fiscale’: “non è un concetto che si pone in contrasto con la nostra Costituzione”.

Secondo Siri, non ci sarà una deduzione fissa ma “sarà un algoritmo a regolarla” e “si ridurrà all’aumentare del reddito e al diminuire dei componenti, mentre crescerà se il reddito si riduce e se aumentano i componenti della famiglia. Per le risorse, ci sono delle idee che condivideremo con il ministro Tria attraverso i nostri rappresentanti al Mef – dice Siri – Ma un punto resta fermo, per noi l’Iva non aumenterà”. E sulla possibilità di tagliare anche il cuneo, risponde: “Spesso si fa confusione tra cuneo fiscale e previdenziale. La Flat tax incide già sul primo”.

Lo stesso Sole 24 ore ospita una lettera inviata da Luigi Di Maio sul tema al centro del dibattito. Il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro sostiene che all’interno del governo sia avviato “un percorso di dialogo ampio e costante”. E aggiunge: “Solo uno sforzo veramente ampio e collettivo, quando si è alla guida della seconda forza manifatturiera d’Europa, può garantire il raggiungimento degli obiettivi desiderati”. Secondo Di Maio, per dare reale attuazione alla fase 2 del governo, “è arrivato il momento di abbassare le tasse”. Il vicepremier si dice consapevole di non disporre di risorse illimitate e per questo motivo “sarà fondamentale rendere il più efficace possibile questo intervento puntando principalmente al ceto medio, che ha pagato lo scotto più alto della crisi che ci stiamo lasciando alle spalle”.

Sul fatto che si riescano a trovare risorse per 30 miliardi di euro l’anno per la Flat tax, come sostiene la Lega, Di Maio mostra “serie perplessità”, ma aggiunge di sperare “di poter essere smentito”. Intanto, nell’ambito delle risorse disponibili, “credo che le nostre finanze ci permettano di realizzare un intervento significativo di taglio del cuneo fiscale”. Poi la proposta, già avanzata al presidente del Consiglio: “Che si apra Palazzo Chigi a tutte le categorie di questo Paese per un workshop di più giorni tra Governo e parti sociali”.

La conclusione di Di Maio: “Anche io sono ministro e capo politico. Ma credo che quando si rappresenta un Paese, non ci sia da rispondere ad iniziative divisive con altrettante ancor più divisive”.