Cannabis, Rita Bernardini “denunciata per la coltivazione”

Rita Bernardini è stata “denunciata a piede libero per la coltivazione di sostanze stupefacenti”. Lo ha detto la stessa esponente radicale uscendo dalla caserma dei carabinieri. Si tratta di “32 piante tra un metro e un metro e venti. A verbale del sequestro ho fatto allegare una dichiarazione: esprimo tutto il mio disappunto per la decisione della Procura di Roma di non procedere al mio arresto, come accade a tutti i cittadini che vengono sorpresi a coltivare marijuana. Così si usano due pesi e due misure e la legge finisce per non essere ugual per tutti”.

Stamattina l’avvocato della esponente radicale, Giuseppe Rossodivita, aveva annunciato che “Rita Bernardini è stata portata in caserma dai carabinieri, dopo che i militari hanno controllato la sua abitazione e ne sono usciti con delle buste di cannabis che lei coltiva a scopo terapeutico, come ha più volte affermato senza farne mistero”.

La Bernardini aveva postato su Facebook uno stato: “Forse è la volta buona. Telefonata dei carabinieri: lei è in casa? No, veramente sono sul treno per andare a Parma (laboratorio Spes contra Spem nel carcere), sto fuori due giorni. Deve venire qui! Ho fatto appena in tempo a scendere dal treno e ora sono su un taxi verso casa. Cannabis regolamentata! Accesso alle cure!!!”. Allegate al post le foto delle piante di cannabis che coltiva nel suo terrazzo a scopo terapeutico.

A sostegno della Bernardini si schierano le varie anime radicali. Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriera del Partito radicale, sostengono che, “dopo anni che ciclicamente sponsorizza pubblicamente la sua iniziativa nonviolenta di autocoltivazione di marijuana sul terrazzo di casa per sollecitare il pieno utilizzo a fini terapeutici, finalmente Rita Bernardini, dirigente del Partito radicale, è stata fermata dai carabinieri”.

Per Silvja Manzi e Antonella Soldo, segretaria e tesoriera di Radicali italiani, “sarà una buona occasione per aprire un dibattito al quale la classe dirigente di questo paese si è sempre sottratto e continua a sottrarsi. La legalizzazione della marijuana e la distribuzione controllata di eroina fanno parte di una politica di sicurezza volta al contenimento della criminalità che – grazie alle leggi in vigore – agisce sul mercato in regime di monopolio. Con l’alibi di tutelare le persone le si consegnano nelle mani senza scrupoli che vendono sostanze pericolose, pericolo dovuto alla proibizione”.

Per la segretaria e la tesoriera di Radicali italiani, “il sequestro delle piante che aveva sul terrazzo, dunque, è il provvedimento minimo data la situazione. Speriamo sia l’occasione per aprire finalmente un dibattito serio sulla legalizzazione, che parta proprio dall’affrontare il paradosso dell’autocoltivazione: oggi in Italia non è reato consumare cannabis, ma si rischiano fino a 6 anni di carcere per l’autocoltivazione. È come se lo Stato assicurasse il monopolio saldamente nelle mani della criminalità organizzata. Ed è un paradosso che ogni anno costa ingiuste carcerazioni a migliaia di cittadini”.